«La nostra sfida? Tornare a fare la Banca. Il che mi creda, è tutt'altro che semplice». Così riassume gli obiettivi del suo mandato, Francesco Iorio, dal primo di giugno Direttore Generale e Consigliere Delegato di Banca Popolare di Vicenza. Di origini laziali, nel mondo bancario potrebbe essere considerato un giovane visto che è nato nel 1968. Un giovane però con le carte in regola e con un curriculum prestigioso, che infatti il mercato ha molto apprezzato. Iorio arriva a Vicenza dal top management di UBI per gestire una crisi importante e, con la crisi, anche i 150 anni di fondazione della Banca vicentina. Roba grossa, insomma. Questi cento giorni hanno richiesto un impegno e una dedizione notevoli. «Sono arrivato il primo giugno e già a fine agosto ho dovuto fare una semestrale difficilissima. In poco più di due mesi e mezzo abbiamo realizzato una estesa ricognizione patrimoniale con gli esiti che oggi tutti hanno sotto gli occhi. C'è da dire, però, che ora si può iniziare a guardare con relativa fiducia al rilancio di Banca Popolare di Vicenza». È ottimista sull'effetto del piano di rilancio sulla Banca? «Se riusciremo a convincere i nostri soci attuali e il mercato a seguirci nell'aumento di capitale, Banca Popolare di Vicenza diventerà, come hanno anche affermato il Governatore della Banca d'Italia e altri nomi importanti della finanza, uno degli istituti più capitalizzati del sistema bancario italiano. Una banca solida, che secondo me, non solo potrà continuare a svolgere il ruolo importante che ha avuto fino ad ora, ma potrà fare anche di più». Il fulcro del piano è comunque l'aumento di capitale, che avverrà ad aprile. Tempi molto stretti. «Per il sistema italiano sì, per la BCE meno». Passare attraverso il mercato porterà di sicuro molta delusione ai soci. Non c'era alternativa alla quotazione in borsa? «L'alternativa sarebbe che il valore del titolo venisse stabilito da un esperto a febbraio o marzo, con il nuovo bilancio, invece che dal mercato ad aprile, quando il nostro statuto in ogni caso imporrebbe al Consiglio di Amministrazione di determinare un prezzo al titolo. Quotazione che, con ogni probabilità, sarebbe comunque nettamente inferiore a quella di oggi. Per questo ritengo che sia preferibile stabilire il nuovo valore attraverso il mercato: sono un convinto sostenitore dei valori fondati su trasparenza e linearità». Ha parlato anche di razionalizzazione delle filiali. Tagli o accorpamenti? «Entrambi, ma anche trasformazioni di alcune filiali. Mi stupisce l'eco che ha avuto questa parte del piano. La verità è che il piano di BPVi è un piano di rilancio industriale: il nostro focus non è il mero taglio dei costi, ma un pieno sviluppo dell'attività creditizia della banca. Abbiamo segnalato una qualità del credito non positiva, in passato, ma la pulizia fatta quest'anno ci ha permesso di tornare a livelli di copertura nella media del sistema bancario italiano. Il nostro piano prevede infatti, già dall'anno prossimo, il ritorno all'utile della banca e un incremento notevole entro il 2018». Dalle filiali passa anche il rapporto con il territorio, che ha caratterizzato molto la vostra azione, soprattutto durante la crisi. «Molte aziende, soprattutto piccole e medie ce l'hanno fatta in questi anni di crisi, anche grazie alla nostra banca, che le ha sostenute, ma il concetto di banca "nel" territorio non deve mai sfociare nell'assistenzialismo. La nostra missione deve essere supportare l'economia territoriale senza travalicare il limite della sana e prudente gestione. Una banca deve fare - e farla bene - intermediazione bancaria». Continuerete dunque a puntare sul vostro rapporto con il territorio? «I nostri territori, che sono insediati oltre che a Roma e in Sicilia anche in Toscana, Lombardia, Veneto e Friuli, sono oggettivamente tra i più ricchi in Italia. In queste regioni, produttività ed export si saldano fortemente. Secondo lei potremmo avere l'intenzione di abbandonare il territorio?
"Popolare di Vicenza rilancia con l'aumento di capitale"
Il direttore generale Francesco Iorio: "L'istituto diventerà più competitivo"
