Economia

Matrimonio a tutta birra Peroni sposa Corona

ABInBev acquisisce SABMiller per 90 miliardi Insieme produrranno il 30% del mercato globale

Un brindisi per gli sposi! Ovviamente a base di birra. Perché dopo settimane di tira e molla il matrimonio s’ha da fare. SABMiller e ABInBev si uniranno creando il colosso mondiale della birra. Un’operazione da 90 miliardi di euro. In realtà, per essere precisi, la notizia è che i sudafricani di SABMiller (secondo produttore mondiale di birra) hanno annunciato di aver raggiunto un «accordo di massima» con il gruppo belga-brasiliano ABInBev (primo produttore) che pagherà 44 sterline ad azione. Ora abbandoniamo l’alta finanza per un secondo e traduciamo per i non addetti ai lavori: Corona sta per «bersi» Peroni. Perché se i nomi dei due supergruppi significano poco o niente per i «birrofili», ben altra cosa sono i marchi che fanno parte dei loro «portafogli». Difficile dimenticarsi, ad esempio, dello slogan «Chiamami Peroni, sarò la tua birra» (con la biondissima attrice tedesca Solvi Stubing abbracciata al boccale). Così come quella fettina di limone, o lime se preferite, che tanti ragazzi hanno imparato ad infilare nel collo della loro bottiglia di Corona. Piccoli gesti, ricordi, che hanno un grande valore. Anche economico. Non a caso sia SABMiller e ABInBev, in questi anni, hanno fatto shopping in giro per il mondo acquisendo marchi leader nei loro Paesi di origine. Qualche mese fa Bloomberg stilò la classifica delle 10 birre più vendute al mondo. Ebbene 7 di queste, a cominciare dalla prima la cinese Snow (SABMiller), erano di proprietà dei due gruppi. Ora si ritroveranno tutte all’interno della stessa famiglia, insieme ad altre 217 sparse per tutto il mondo tra cui: Nastro Azzurro, Foster’s, Wührer, Budweiser, Stella Artois, Pilsner Urquell, Beck’s, Leffe, Hoegaarden. Solo per citare i più «evocativi». Certo l’operazione non è priva di ostacoli. In primis quelli rappresentati dalle autorità antitrust dei singoli Paesi che dovranno dare il via libera dopo aver controllato che non sia stata violata la regolamentazione nazionale. Già qualche giorno fa, ad esempio, era uscita la notizia che l’antitrust degli Usa stesse indagando su una serie di acquisizioni di ABInBev. Allo stesso tempo pare che in Sudafrica non abbiano affatto preso bene il fatto che SABMiller finisca in mani belga-brasiliane. Cosa che sottrarrebbe il titolo alla Borsa di Johannesburg. I ben informati assicurano che non ci saranno intoppi e i mercati, già oggi, hanno ampiamente scommesso sulla conclusione positiva dell’affare con i titoli in rialzo e gli azionisti dei due gruppi più che felici. Resta solo una domanda? Perché il primo e il secondo produttore di birra al mondo hanno deciso di unirsi? Perché è necessario dar vita ad un colosso che, stando ai dati del 2014, avrà in mano un terzo del mercato globale? Prima di essere «bevuta» da ABInBev, SABMiller aveva provato, invano, ad acquisire Heineken (terzo produttore mondiale). Segno che i «colossi» da tempo si stanno muovendo lungo la strada dei «matrimoni di interesse». Secondo un report di maggio McKinsey&Company, l’universo della birra si trova oggi ad un momento di svolta, la «rivoluzione» più importante degli ultimi 50 anni. Tanti i fattori in gioco. Il calo dei consumi, anche e soprattutto nei mercati emergenti, molto spesso provocato da un’eccessiva tassazione. Ma soprattutto la crescita dei «birrifici artigianali». Che stanno lentamente modificando le abitudini dei consumatori, oggi sicuramente più consapevoli del fatto che una birra non è solo una birra. Dietro ci sono ricerca, innovazione, passione, voglia di migliorarsi continuamente e di rivendicare la propria territorialità (l’orzo per produrre Peroni, ad esempio, è totalmente made in Italy e viene raccolto alle porte di Roma, presso i Casali di Santa Brigida). Non a caso ieri, commentando la nascita del «colosso», Coldiretti ricordava che in Italia, negli ultimi dieci anni, i microbirrifici artigianali sono aumentai del 1900 per cento con oltre 600 aziende che producono 30 milioni di litri. Una goccia nel mare di quelli prodotti da SABMiller e ABInBev. Ma l’impressione è che Davide stia cominciando a spaventare Golia che, non a caso, inizia a correre ai ripari.

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