Parte lunedì la privatizzazione di Poste Italiane, che verrà realizzata attraverso un'offerta, rivolta ai risparmiatori italiani, ai dipendenti del gruppo e ad investitori italiani e internazionali da parte del ministero dell'Economia, di azioni della società corrispondenti al 34,7% del capitale sociale. Ieri è arrivato il via libera della Consob al prospetto informativo presentato dal ministero dell'Economia. L'ok della Commissione di vigilanza fa seguito al provvedimento con il quale, lo scorso 8 ottobre, Borsa Italia ha deliberato l'ammissione alla quotazione. Sbarca a Piazza Affari un colosso da 142mila dipendenti con una rete di 13mila uffici postali. La valorizzazione della società è fissata ad un livello non superiore ai 10 miliardi, tra un minimo non vincolante di 7,837 miliardi ed un massimo di 9,796 miliardi, pari alla forchetta tra 6 e 7,5 euro per azione. Il collocamento di azioni in vista della quotazione in Borsa sarà offerto per il 30% al retail ed al 70% a investitori istituzionali. Nell'ambito della quota retail 14,9 milioni di azioni sono riservate ai dipendenti del gruppo: ad ognuno saranno garantiti due lotti minimi, pari a 10 azioni, ed è prevista la possibilità di richiedere l'utilizzo del Tfr. Lotto minimo da 500 azioni per i risparmiatori che intenderanno sottoscrivere l’offerta pubblica: un pacchetto che, ai valori della forchetta di prezzo individuata, equivale a un esborso da un minimo di 3mila a un massimo di 3.750 euro. Il Gruppo ha deciso di distribuire i dividendi per gli esercizi 2015 e 2016, per una percentuale non inferiore all'80% dell'utile netto consolidato di periodo di pertinenza del gruppo. Il modello di privatizzazione, spiega Poste, «assicurerà la presenza di un azionariato diffuso e la stabilità dell'assetto azionario».
Poste, parte la privatizzazione Sul mercato va il 34,7%
Da lunedì l’offerta di azioni al prezzo compreso tra 6 e 7,5 euro
