Economia

Bluff accise. Aumento solo rinviato

Il decreto sposta il rialzo della benzina a ottobre 2016

Altro che blocco della clausola di salvaguardia che avrebbe aumentato le accise sulla benzina il primo ottobre. Non c’è stata nessuna cancellazione ma solo un rinvio dell’applicazione del ritocco fiscale sul carburante. A scoprirlo è stato Massimo Brambilla di ItaliaUnica, il partito fondato e guidato da Corrado Passera. La norma che avrebbe dovuto eliminare la sovrattassa è nel decreto pubblicato il 30 settembre scorso. Questa modifica la misura prevista dalla legge di Stabilità dello scorso anno identificata con il numero 190 del 23 dicembre del 2014. In questa il comma 632 riportava che a partire dal primo ottobre del 2015 «l’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l’aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato I al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 1.716 milioni di euro a decorrere dal 2015». Una previsione che serviva a consentire alle finanze pubbliche italiane di rispettare le richieste di Bruxelles per garantire la tenuta dei conti dello Stato nel caso che fossero state bocciate le norme sulla reverse charge, in poche parole l’inversione del pagamento dell’Iva per i grandi supermercati. Cosa puntualmente avvenuta e che ha reso inevitabile l’aumento delle accise in questione. Il Governo ha però, nonostante il buco di gettito creato, deciso di non far scattare ugualmente il rialzo alla pompa della benzina, dichiarandone la definitiva cancellazione. Ma a ben vedere non si tratta di una eliminazione completa, come è stata venduta, ma solo di una posticipazione dell’aumento al prossimo anno. In mancanza di cassa o comunque di autorizzazione a fare più deficit l’aumento, gli italiani, se lo ritroveranno il prossimo anno. Insomma Renzi si è venduto una tassa rinviata come una tassa eliminata per sempre. Un classico trucchetto da prima repubblica grazie a un «comma malandrino» come Passera lo ha definito. Nel decreto del 30 settembre scorso il bluff del governo è talmente evidente da non meritare commenti. Così infatti la norma recita: «conseguentemente nell'ultimo periodo, penultima parte (dell’articolo modificato) la data: "2015" è sostituita dalla data: "2016" e la cifra: "1.716" è sostituita dalla cifra: "728". Si cambia la data, non più il 2015, ma il 2016, e la cifra che deve essere reperita con la accise più pesanti scesa di oltre un miliardo. Insomma un Milleproroghe anticipato, ovvero quel testo di fine anno che tra la distrazione di molti consente di mantenere in vita norme in via di esaurimento. Un elemento è chiaro: quel miliardo in meno è frutto della flessibilità che Renzi chiederà a Bruxelles già domani all’Ecofin. Questa volta è partito in anticipo. Intanto se la è accordata, poi se la farà autorizzare.

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