La bellezza è ovunque per chi si fa viaggiatore nella Città Eterna. Le possibilità di godere, ammaliati dalle opere d’arte, sono veramente tante. E nella bellezza, né spazio, né tempo, hanno possibilità alcuna di interferire, ridimensionando. Negli equilibri delle tante possibilità si ristabilisce un ordine. A cielo aperto o negli spazi al chiuso dei tanti musei l’arte con i suoi benefici la fa da padrona generosa e ospitale. È già da maggio che al MAXXI, Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, in via Guido Reni, si affonda il cucchiaino in qualche golosità speziata d’arte e di inevitabili riflessioni in fieri. Infatti, «Food dal cucchiaio al mondo» fino al 1 novembre invita il pubblico alla riflessione, appunto, sull'importanza del cibo, dimostrando che mangiare, pregare e amare, non sono certo tre fasi scisse l’una dall’altra, ma che avvengono tutte contemporaneamente. In solo boccone. Il cibo entra in tutte le scale della nostra vita, dal rapporto intimo con gli oggetti alle regole religiose, e l’uomo mentre mangia, crea case, templi, città. Il cibo condiziona anche la forma dello spazio architettonico in cui viviamo. Siamo quello che mangiamo, è vero, ma viviamo anche in ciò che mangiamo. D’altronde questa è l’epoca che annulla le barriere e le distanze, oggi on line è possibile, ad esempio, comprare un prodotto direttamente in un alimentari in Giappone. O chissà cosa e chissà dove. Tutto sembra essere a portata di mano. Comunque, nonostante questo nuovo e ambizioso modus vivendi, a racchiudere l’intero concetto di questa stimolante mostra, viene presa in prestito l’iconografia del 600. Un’intelligente espansione, pur cercando un futuro nel futuro, non ha certo paura di tornare in un tempo passato. La mela è data ad Eva da Adamo, e in questa opera dall’evidente potenziale religioso e rituale, all’uomo e la donna non serve il serpente per perdere uno spazio. E se si ci cercano cose belle a Roma, in via Nizza, un altro museo può colpire l’attenzione, è il MACRO dove un giovane artista giapponese fa assaggiare invece la sua arte. Lui è Koki Tanaka, che con le sue istallazioni video, fotografie e disegni, fa una panoramica lucida e schietta di quelle che sono le condizioni mutevoli di questa realtà sociale e economica. E in nome della sua verità, fa cadere, getta a terra, fa scivolare, spruzza, calpesta e lancia gli oggetti di uso quotidiano, sperimenta insomma i prodotti e i materiali donandogli un’altra vita in un altro senso. Performance, quelle di Tanaka, con una vaga contaminazione duchampiana, in mostra dal 1 ottobre al 15 novembre, che gridano il loro nuovo punto di vista su una realtà prestabilita. In arte è già stato sperimentato tutto. Di tutto si è scritto, tutto si è dipinto, ma se un orinatoio è riuscito a troneggiare tra le pagine della storia dell'arte, allora oggi non c’è spazio per sterili canoni stereotipati. La bellezza pretende oggi da noi, una nuova follia: la sensibilità.
Quando la bellezza guarda al futuro
Attualità in mostra: «Food dal cucchiaio al mondo» e la realtà socio-economica di Tanaka
