Economia

La perla del centro Italia fra luci e ombre

Un’area ricca di luoghi storici, monumenti e località turistiche uniche Non mancano le sofferenze: sanità, rifiuti, opere pubbliche e malavita

Il Lazio che non t’aspetti, diceva un vecchio slogan sulla nostra regione. È ancora, Lazio il profumo della bellezza. È proprio così? Per tanti aspetti sì. Basti pensare a mare, laghi, monti, campagne, un po’ in ogni provincia, e lasciarti catturare da bellezze tutte sono da scoprire, da apprezzare, da gustare. E forse è proprio il turismo uno dei comparti da «sfruttare» soprattutto al di là di Roma. L’offerta del territorio, benché interessante dalle abbazie ai castelli ai siti archeologici, non riesce ad attirare il turista oltre un giorno. Tra ambiente e turismo c’è il settore del diportismo ancora sofferente malgrado le potenzialità e le richieste di posti barca: il nuovo porto di Anzio non è valorizzato come potrebbe, il porto di Fiumicino è fermo per motivi giudiziari, i progetti di porticcioli turistici in provincia di Latina sono rimasti sulla carta. Di opere pubbliche nel Lazio non si parla da quando il raddoppio della strada Pontina è stato cancellato dai 25 progetti prioritari del governo, penalizzando così il traffico quotidiano dei lavoratori pendolari e il traffico estivo dei romani che vanno in vacanza, breve o lunga, da Tor San Lorenzo a Sperlonga, passando per Sabaudia, Terracina, San felice Circeo e Scauri. La sanità nella nostra regione non gode proprio di ottima salute: malgrado tante eccellenze, soffre per i commissariamenti, i tagli di posti letto e prestazioni, i ritardi di pagamento e il ripensamento degli accreditamenti. Le strutture stesse hanno necessità di riorganizzarsi e il nuovo decreto del Ministero della Salute impone un autentico ripensamento. E poi ci sono i rifiuti, il problema dei problemi, dopo la chiusura della mega discarica di Malagrotta e la mancata realizzazione di gassificatori (come sempre a causa della filosofia «nimby» no nel mio giardino): portare la nostra immondizia all’estero ha un costo non indifferente che, sa va sans dire , ricade sui cittadini mentre Ama con Acea e Lazio Ambiente pensa ad una ristrutturazione per risolvere un problema sempre a rischio emergenza. Il rapporto Abi, il mercato immobiliare, la visione di Unindustria sono però di segno positivo: il Lazio sta uscendo dal tunnel della crisi e i segnali sono incoraggianti anche se non consentono errori, perdite di tempo e sottovalutazione di un dato preoccupante. Nel rapporto dell’Osservatorio tecnico sulla sicurezza e la legalità nel Lazio, presentato a marzo in collaborazione con la fondazione Libera, è scritto nero su bianco che nel Lazio, operano ben 88 clan mafiosi, solo nel 2014 sono stati sequestrati 849 immobili e 339 aziende per un valore di oltre un miliardo. E la Banca d’Italia nel Lazio ha rilevato 9.188 operazioni finanziarie sospette. La Regione sta portando avanti una serie di azioni importanti nella lotta alla corruzione e per la trasparenza mentre per il presidente Zingaretti per contrastare il fenomeno mafioso «c’è la necessità di innovare il modo di lavorare delle istituzioni e di una grande battaglia culturale per affermare nella società, a cominciare dai giovani, la cultura della legalità. Serve inoltre una profonda rigenerazione della politica, dei meccanismi che regolano il rapporto tra politica ed economia, di una rigenerazione dello stesso tessuto produttivo, che in tempo crisi è diventato più debole e permeabile di fronte alle mafie». È chiaro che un salto culturale in tal senso darebbe una nuova e concreta «vitalità» al territorio e una sferzata di fiducia ai cittadini ma, considerata l’attualità e le inchieste in corso, lo scetticismo regna. Il Giubileo voluto da Papa Francesco può essere un’ottima occasione di rilancio del nostro territorio. Da sfruttare, cristianamente.

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