Economia

«Psicosi e domande bizzarre»

Valentina Conti «Bisogna aspettare per capire, siamo in una situazione fluida e può accadere di tutto. Questa storia è stata inaspettata, siamo in una fase ancora embrionale». Bruno Santini,...

«Bisogna aspettare per capire, siamo in una situazione fluida e può accadere di tutto. Questa storia è stata inaspettata, siamo in una fase ancora embrionale». Bruno Santini, responsabile commerciale di Mirauto, concessionaria auto di Romasud, commenta le ultime vicende che hanno travolto il marchio Volkswagen, non facendo mistero delle domande «bizzarre» che in questi giorni gli rivolgono alcuni suoi clienti. Santini, sono i sintomi che la psicosi dilaga anche in Italia? «Il cliente medio non ha perso la fiducia e ancora, va detto, non abbiamo percepito uno scoraggiamento verso le auto a benzina. Registriamo fino ad ora reazioni intelligenti. Però sì, dopo lo scandalo, ci fanno domande strane che non stanno né in cielo né in terra». Del tipo? «Se acquisto una turbodiesel in futuro potrò camminare con la mia auto? Se compro un’auto a gasolio poi sono soggetto a limitazioni? E’ tutto frutto di informazioni captate in modo distorto da chi ha solo esigenze di acquisto e non conosce bene il settore. Allarmismo immotivato, secondo il mio parere». Le ultime notizie parlano del coinvolgimento di Audi e altri brand. La bolla si allarga. Finirà tutto con una multa al marchio tedesco? «Per Bmw non mi pare ci sia ancora nulla di dimostrato, le Audi montano gli stessi motori delle Volkswagen, parliamo sempre della stessa azienda. Girandoci intorno, parte sempre da lì il problema. È una questione molto grande, non so francamente come andrà a finire. Se verrà confermato, come riporta la stampa, la multa da 18 miliardi di euro alla casa costruttrice significherebbe la fine per Volkswagen. Ecco perché tutto dipende da come verranno poi gestite le cose in concreto. A caldo dico che, comunque, non se ne viene fuori». Il premier Renzi ha detto di non temere ripercussioni del caso sulla crescita italiana. E’ d’accordo? «Sì, perché tra qualche tempo penso che l’utente medio si sia dimenticato tutto, anche se di problemi ce ne saranno (tanti) ancora in Usa e pure in Europa. E non ci sarà impatto sulla produzione di casa nostra. Chi non dimenticherà sarà Volkswagen, ma bisognerà vedere la reazione del mercato, è una storia parecchio delicata». Tutto in nome della questione ambientale. Le regole diversificate nel mondo penalizzano? «In un mercato globale ci vorrebbero, senza dubbio, standard univoci. Il punto è la consapevolezza ad eludere i controlli in tutta questa faccenda, e la risonanza mediatica di uno scandalo nel momento in cui il mercato delle auto andava bene: da noi è in crescita del 10% sia per il nuovo che per l’usato, dopo un periodo in cui è calata per troppo tempo, causa crisi, la sostituzione delle auto da parte degli italiani. Ora c’è una forte domanda di auto da eludere». Le auto truccate avevano a bordo software di ultima generazione per i test. Risulta più grave la percezione di uno scandalo tecnologico? «I software sono la pietra dello scandalo. Ma il problema non è la tecnologia, ma come è stata usata. Quando si connette la vettura ai test parte la misurazione delle emissioni e il motore lavora diversamente in base ai software: se sono in prova è una cosa, in strada un’altra. Ma qui siamo davanti a software che cercano di comunicare in fase di test quello che fanno su strada. Tradotto: software pensati per eludere i test. È questa la truffa: è un sistema che è stato studiato appositamente. E’ questo scandaloso».

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