Nei primi sette mesi del 2015 aumenta, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato (+286.126) con un +35% rispetto a quelli dello scorso anno. Crescono, anche se di poco, i contratti a termine (+1.925), mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.521). In aumento anche le cessazioni (+41.006). Il segnale che arriva dalle nuove norme del Jobs Act confermano che più che la facilità di licenziamento sia stato lo sgravio fiscale a convincere le imprese a impiegare più manodopera. Ma i contratti di lavoro a tempo indeterminato continuano a crescere al punto che si rischia che la copertura prevista per questo intervento sia esigua e che il «buco» rispetto allo stanziamento superi i tre miliardi. Una cifra che è stata data dai Consulenti del lavoro che hanno sottolineato come le risorse stanziate nella manovra finanziaria, e cioè 1,8 miliardi di euro, siano già state esaurite ad agosto. La grande maggioranza dei nuovi assunti ha la qualifica di operaio (il 73% del totale contro il 76% del 2014) mentre gli impiegati rappresentano il 25,5% delle assunzioni stabili. L'Inps segnala anche la crescita dei voucher venduti con oltre 62 milioni di buoni di 10 euro nei primi 7 mesi dell'anno (+73%) mentre il Mef sottolinea il calo delle attivazioni delle partite Iva a luglio. Nel mese - scrive il ministero - «sono state aperte 40.316 nuove partite Iva con una flessione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente del 6,9%. Il calo potrebbe essere stato influenzato dall'entrata in vigore delle nuove forme contrattuali previste dal Jobs act, accompagnate dagli incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che potrebbero aver favorito la costituzione di rapporti di lavoro dipendente».
Crescono i contratti stabili Ma solo perché c’è lo sgravio
Nei primi sette mesi il lavoro a tempo indeterminato fa +35%
