Sarà più difficile sfuggire al fisco mettendo i capitali nei forzieri della Svizzera, del Principato di Monaco o nel Liechtenstein. Questi Paesi, a seguito di una serie di accordi con la Stato italiano, nn solo non potranno più fornire ai furbetti del fisco la copertura del segreto bancario ma forniranno alle autorità italiane tutte le informazioni per assicurare la massima trasparenza sui depositi. Tutta questa materia è regolata da quattro disegni di legge di ratifica ed esecuzione del Protocollo con la Svizzera in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, degli Accordi con Principato di Monaco e Liechtenstein sullo scambio di informazioni in materia fiscale e della Convenzione con la Santa Sede in materia fiscale. In particolare viene modificata la Convenzione Italia-Svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio. Nei disegni di legge sono inseriti l'accordo Italia-Principato di Monaco sullo scambio di informazioni in materia fiscale, la convenzione Italia-Santa Sede in materia fiscale, l'accordo Italia - Liechtenstein sullo scambio di informazioni in materia fiscale. Vediamo il dettaglio. Per la Svizzera va in soffitta il segreto bancario. L'accordo è stato sottoscritto dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e da Eveline Widmer-Schlumpf, capo dipartimento federale delle finanze svizzero, il 23 febbario scorso e prevede lo scambio, su richiesta, di informazioni che va a modificare la Convenzione sulla doppia imposizione fiscale Italia-Svizzera. È stato firmato un testo giuridico, che va alla ratifica dei parlamenti, e uno politico che fissa la road map per la prosecuzione dei negoziati sul trattamento dei frontalieri e sulla questione di Campione d'Italia. C’è poi l'accordo in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali tra l'Italia ed il Principato di Monaco. È stato firmato il 2 marzo e pone fine al segreto bancario nello Stato estero. L'accordo consentirà di sviluppare la cooperazione amministrativa tra i due Paesi e quindi di rafforzare il contrasto all'evasione fiscale transnazionale. Per il Vaticano, il disegno di legge varato dal Cdm recepisce l'accordo di cooperazione fiscale tra Italia e Santa Sede, formalizzato nella convenzione sottoscritta il 1 aprile scorso dal ministero dell'Economia e dal segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, Paul Richard Gallagher. Lo scambio di informazioni riguarderà i periodi d'imposta a partire dal primo gennaio 2009. La Convenzione nasce dalle riforme introdotte a partire dal 2010 e dalla creazione presso la Santa Sede di Istituzioni con specifiche competenze in materia economica e finanziaria. La Convenzione, a partire dalla data di entrata in vigore «consentirà il pieno adempimento, con modalità semplificate, degli obblighi fiscali relativi alle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono attività finanziaria nella Santa Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia. Gli stessi soggetti potranno accedere ad una procedura di regolarizzazione delle stesse attività». Con il Liechtenstein, l'accordo è stato firmato il 26 febbraio. Analogamente a quanto avvenuto con la Svizzera, l'accordo pone fine al segreto bancario nel Principato. Consente di sviluppare ulteriormente la cooperazione amministrativa tra i due Paesi e quindi rafforzare il contrasto all'evasione fiscale. L'Italia, subito dopo l'entrata in vigore dell'Accordo e del Protocollo includerà formalmente il Liechtenstein nelle white list.
Addio segreto bancario per gli evasori
Approvati dal Consiglio dei ministri quattro disegni di legge sul fisco. Recepiti gli accordi con Svizzera, Monaco, Liechtenstein e Vaticano
