Economia

Il governo riparte con lo spot: "A luglio 135mila contratti"

Gran parte posti precari stabilizzati. Solo 47 nuovi assunti

Evidentemente non bastava, alla riapertura del sipario renziano dopo le vacanze, il mistero sulle coperture dell’annunciata (al Meeting Cl) riduzione delle tasse. Ma ci sono anche i dati del Ministero del Lavoro sulle attivazioni dei contratti. Numeri che non delineano un quadro netto, ma presentano uno scenario chiaroscuro. Partiamo dai contratti a tempo indeterminato. A luglio, il saldo fra le assunzioni e i posti persi è positivo di 27.375 unità. Tra queste, 27.328 sono conversioni da tempo determinato a tempo indeterminato. Con una semplice sottrazione, quindi, si ottiene il numero delle assunzioni nuove: appena 47. Quella del tempo determinato continua, comunque, ad essere la tipologia più gettonata: a luglio sono stati attivati 534.215 contratti di questo tipo, a fronte di 137.826 rapporti a tempo indeterminato. Sommando trasformazioni ed attivazioni di tutte le tipologie, per luglio si raggiunge la cifra di 794.596, inferiore, seppur di poco, rispetto al 2014 (795.822). Tuttavia, quest’anno va meglio nel saldo: +162.845 rispetto al +151.880 dello scorso anno. Allargando la forbice, nei primi sette mesi dell’anno, le trasformazioni di contratti sono state 210.260. Le cifre suscitano reazioni diverse all’interno del Pd. Entusiasta il Capogruppo alla Camera, il renziano Ettore Rosato: «i dati odierni sui contratti a tempo indeterminato confermano che l’Italia ha imboccato la strada giusta, per uscire dalla crisi, ridurre il precariato e favorire la ripresa». Più tiepido Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro, che scende nella disamina dei numeri, registrando che «il saldo occupazionale tra assunzioni e cessazioni ha registrato un più 135.417 lavoratori, un dato positivo». Ma non finisce qui: «disaggregando i dati, però –continua Damiano- il numero dei nuovi assunti si equivale a quello dei licenziati, con una differenza positiva di soli 47 lavoratori. Questo dato deludente è parzialmente compensato da 27.328 trasformazioni da forme di lavoro precario a tempo indeterminato, e testimonia la difficoltà di far decollare il contratto a tutele crescenti». E ancora: «Se Renzi vuole che le nuove regole del mercato del lavoro funzionino, è necessario correggerne da subito limiti e contradizioni». Da Forza Italia si solleva la voce di Renato Brunetta, che definisce i numeri «deludenti e quanto mai confusi», evidenziando che «i conti del ministero come trasmessi dalle agenzie sono assai strani, il che invita tutti alla cautela». E spiega, dopo aver messo in colonna i dati che «a luglio le attivazioni a contratto a tempo indeterminato si fermano, vi è un lieve aumento delle trasformazioni, ma il tutto, a conti fatti, appare deludente rispetto agli enormi investimenti fatti». Scetticismo dalla Cgil: la propaganda ha vita breve, non c’è nessun effetto reale.

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