Potrebbe dipendere dalla Cina se Renzi riuscirà o meno a tagliare le tasse. Se la Cina non riuscirà, come sembra, a centrare l’obiettivo di crescita del 7%, ci sarà una contrazione dei consumi che penalizzerà le esportazioniitaliane che sono il principale motore della nostra economia. A fare l’analisi è Beniamino Quintieri, ordinario di economia internazionale dell’Università di Tor Vergata a Roma. Cosa rischiano i risparmiatori italiani che investono in Borsa? «Per loro non cambia molto giacchè il crollo della Borsa di Shangai riguarda soprattutto gli investitori cinesi, in gran parte famiglie. I cinesi sono i maggiori risparmiatori al mondo perchè vivono in un sistema dove il sistema sanitario pubblico è poco diffuso e la copertura previdenziale è carente. Uno dei principali obiettivi del governo di Pechino era di passare da una crescita guidata dall’export e dagli investimenti a una trainata dalla domanda interna. In questi ultimi mesi c’è stata bolla immobiliare che ha fatto cadere valore degli immobili e ora il crollo della borsa con un effetto pesante sul risparmio delle famiglie cinesi». Quale è l’impatto sull’economia europea? «La Cina è grande Paese importatore. Negli ultimi anni la crescita dell’economia mondiale è stata sostenuta da Pechino e dai Paesi emergenti. L’instabilità dei mercati di questi giorni non è tanto legata all’andamento della Borsa di Shangai, una piazza molto domestica ma alle preoccupazioni sull’andamento del pil del Dragone. Ci sono molti indizi che Cina avrà dificoltà ad arrivare all’obiettivo del 7%. Lo stesso attivismo con cui la banca centrale sta immettendo liquidità, può essere interpretato dai mercati come segnale di debolezza. L’Europa ha grandi problemi di crescita, la ripresa Usa stenta e quindi i mercati guardavano alla Cina come a un fattore che poteva evitare la stagnazione. Se viene meno anche la Cina i rischi di stagnazione globale crescono». E se l’Europa stenta, allora l’Italia si ferma? «Si possono creare problemi per la finanza pubblica. Se la Cina cresce meno, importa anche meno e le nostre esportazioni ne risentono. Le promesse di tagli alle tasse sono legate all’andamento del pil. Quindi se il pil dovesse crescere meno di quell’1,5% indicato dal governo, i margini per ridurre le imposte diminuiscono». Ma il ministro dell’Economia finora non sembra preoccuparsi più di tanto. «Il governo dovrebbe prevedere alternativa più prudenziale. Sulla spesa per interessi è difficile capire quello che può succedere. L’euro si sta apprezzando e questo è un’arma a doppio taglio: da una parte è uno svantaggio per l’export ma dall’altra l’euro diventa una moneta rifugio e attira capitali».
"A rischio il taglio delle tasse"
L'intervista all'economista Beniamino Quintieri
