La locomotiva Italia non riparte. O meglio si muove ancora a una velocità così bassa da risultare quasi ferma. Ieri l’Istat, diffondendo la stima preliminare del Pil, ha certificato che nel secondo trimestre l'economia è cresciuta solo di un modesto +0,2%. Un valore che non mette ancora al sicuro l’esecutivo sulla possibilità di raggiungere il valore prefissato nei documenti del Tesoro e cioè una crescita dello 0,7% a fine anno. A pesare sono stati sicuramente i fatti macroeconomici degli ultimi giorni come la crisi greca e la svalutazione cinese. Ma le difficoltà della ripresa erano già evidenti negli ultimi dati macro. E se il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi vede una conferma della ripresa che non c'è, il Ministero dell'economia con Pier Carlo Padoan rassicura: «Riforme strutturali e politica economica favoriranno l’accelerazione». In base alle stime dell’istituto di Statistica il trimestre aprile-giugno cresce dello 0,2% dal +0,3% del trimestre precedente e dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato congiunturale, più o meno in linea con le attese, è il risultato di un calo del valore aggiunto dell'agricoltura, un aumento nei servizi, e una variazione nulla nell’industria (costruzioni comprese). Dal lato della domanda, va bene la componente nazionale, mentre pesa quella estera. Se la crescita dovesse restare invariata nei prossimi due trimestri, si chiuderebbe il 2015 con un +0,4%. Se così fosse, però, non verrebbe centrato l'obiettivo messo nero su bianco dal governo. Ora infatti per chiudere il 2015 con un +0,7%, infatti, serve una vera accelerazione: nei prossimi due trimestri non basterà che ci si fermi ad un +0,2% o +0,3%, ma sarà necessario almeno un +0,4% in ciascun trimestre. Il dato, però, non sembra preoccupare il Ministero dell'economia. Il risultato è «come da attese» e la «programmazione finanziaria del governo è basata su stime affidabili», affermano fonti del Tesoro, che sottolineano anche che «il paese può e deve fare di meglio». Risultato atteso anche per la Confindustria, che però ne dà una lettura meno rosea: «Purtroppo è la conferma che non c'è una ripartenza vera», sostiene Squinzi, indicando che il problema vero è «creare le condizioni favorevoli all'impresa». Critica anche la Cgil: i dati sono una buona notizia ma non bastano a creare occupazione. Per il leader dalla Uil Carmelo Barbagallo i dati confermano una crescita troppo lenta. E per i consumatori avanti così il Paese non uscirà dalla crisi. Il rallentamento dell'economia non è infatti una sorpresa. «Si devono creare le condizioni favorevoli all'impresa, questo è il problema vero. In Italia, finché saremo così bloccati da tutte le complicazioni burocratico-amministrative e in più con tutti i problemi che abbiamo senza fare le riforme, non ci muoveremo», aggiunge Squinzi. Sotto le attese il prodotto interno lordo di Germania e Francia. L'economia francese stagna: nel secondo trimestre il Pil resta invariato rispetto ai precedenti tre mesi, dopo un incoraggiante +0,7% nel primo trimestre. Il ministro dell'Economia, Michel Sapin mantiene a +1% le sue stime sulla crescita nel 2015. La Germania invece registra una crescita dello 0,4% del Pil destagionalizzato nello stesso periodo. Gli analisti si aspettavano un +0,5% dopo il +0,3% del primo trimestre. Su base annua l'economia è cresciuta dell'1,6% dopo il +1,2% del primo trimestre. L'economia rallenta anche in Eurozona (+0,3% congiunturale contro +0,4% del primo trimestre di quest'anno).
Renzi ci prova. Ma l’Italia non riparte
L’Istat certifica che il Pil del Paese è quasi fermo: nel secondo trimestre solo +0,2%
