Economia

"Da 140 anni sui territori Le Popolari non cambiano"

Le nostre banche pronte a cogliere le opportunità del mercato

In attesa del verdetto della Corte costituzionale sulla riforma delle banche popolari voluta da Matteo Renzi, le banche popolari restano a difendere il loro ruolo sul territorio allargando gli orizzonti internazionali. E preparandosi a cogliere le opportunità di un mercato in evoluzione. «Siamo un settore in continua crescita rivolto all'economia reale, nessuna volontà di fare polemiche in merito alla riforma che rischia di penalizzare le banche popolari, ma una volontà precisa di continuare a erogare denaro, favorendo famiglie, piccole e medie aziende e la dimensione territoriale» spiega Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale di Assopopolari, a il Tempo.       Che giudizio dà della riforma di Renzi? Aspettiamo di vedere cosa succede visto che è il decreto è stato impugnato davanti alla Corte costituzionale. Per ora non ci sentiamo né vincitori né vinti, la categoria mantiene intatta la sua vitalità e il suo ruolo di interlocutore privilegiato dell'economia reale del Paese. Il prossimo anno andremo a ricordare e festeggiare i 140 anni di vita associativa. L'Assopopolari fu, nel 1876, la prima associazione di imprese del neonato stato unitario. Un fatto che ha segnato la storia della cooperazione italiana, bancaria in particolare, e ne segnerà certamente anche il futuro.     Ma ora le Popolari saranno scalabili? La contendibilità e la presenza nel capitale delle banche popolari quotate in Borsa di investitori istituzionali era già nota e tutt'altro che trascurabile già prima dell'introduzione dell'attuale riforma. Vedremo quale sarà il percorso intrapreso nei prossimi mesi. È certo, comunque, che le grandi Popolari continueranno a giocare un ruolo di primo piano nello rilancio dell’economia con lo stesso spirito di prossimità, solidarietà e sussidiarietà verso le comunità che ne ha contraddistinto l’azione finora.       Perché il sistema Popolari doveva essere riformato? Di fronte ai rigori della crisi il credito popolare ha dato una risposta forte con un impegno e un'abnegazione al di là di ogni previsione. Questa non è un'opinione, ma è la realtà descritta dai dati. Dal 2008 a oggi le banche popolari hanno guadagnato quote di mercato sia per i volumi di credito erogato all'economia reale, passato dal 22% al 25,5% del complessivo nazionale, e hanno visto crescere significativamente sia il numero dei soci, da 1.150.000 a 1.370.000, sia dei clienti, arrivati a 12,3 milioni di unità, un milione e mezzo in più di sei anni prima. Numeri che premiano queste banche da sempre impegnate nella difesa del tessuto economico e che, proprio per questo motivo, hanno beneficiato dell'apprezzamento di un numero crescente di risparmiatori. La differenza, quindi, rispetto ad altri modelli alternativi operativi e di governance più "efficienti" è sotto gli occhi di tutti, così come la mancanza dei requisiti di urgenza usati per giustificare un'applicazione della riforma senza i giusti tempi di discussione.       Cosa vede nel futuro? La consapevolezza di rispondere alle sfide poste dalle evoluzioni del mercato globale e dalle innovazioni introdotte dal banking union. Da questo punto di vista, il successo che sta registrando la cooperazione bancaria a livello internazionale in termini di diffusione e interventi di sostegno all’economia rappresenta una garanzia di quanto ancora oggi la presenza di questi istituti sia considerata essenziale e imprescindibile per promuovere uno sviluppo sostenibile.       Chi l'ha delusa di più in tutta questa vicenda? Non vogliamo entrare in polemica o in sterili ragionamenti. Le prospettive di un nuovo sviluppo che si stanno lentamente aprendo davanti a noi sono il frutto del lavoro intenso e dell'impegno profuso con continuità nel contrasto alla desertificazione dell'economia dei nostri territori.       Teme che le Popolari saranno spazzate via? No. La cooperazione bancaria mostra una vitalità e un dinamismo costanti. Registriamo quest'anno numerose adesioni di banche popolari all’associazione così come di cooperative internazionali che operano sul mercato italiano e che hanno determinato un incremento del numero delle associate da un lato e delle banche corrispondenti provenienti da Giappone, Brasile, Thailandia e da numerosi paesi dell'Africa.       Come sta il comparto? Siamo pronti a cogliere le opportunità che la ripresa ci metterà a disposizione partendo da una base sempre più ampia di soci e di clienti che comunicano con la banca attraverso una rete di 9.250 sportelli e non solo. Di rilievo, infatti, è stato lo sviluppo del canale digitale, che quest'anno ha registrato per le famiglie un incremento del 7,4%, cinque punti percentuali in più rispetto a quanto evidenziato dal resto del settore bancario, portando la quota di mercato della clientela complessiva delle Popolari attive sul web a oltre il 29%.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.