La svalutazione della moneta cinese avviata dalle autorità di Pechino martedì scorso e ripetuta ieri per la seconda volta segna di fatto l’inizio di una guerra tra le valute nel mondo. A farne le spese immediatamente è la finanza che anticipa per prima gli effetti delle decisioni politiche, economiche e monetarie. Così ieri i mercati europei hanno bruciato 227 miliardi di perdite potenziali. La svalutazione è stata interpretata dagli operatori come il campanello d’allarme di una frenata brusca del motore economico cinese che ha impatti non indifferenti sulle industrie di Usa ed Europa. A registrare le perdite più vistose sono le grandi aziende che basano i loro fatturati sulle esportazioni, come il lusso e le auto. Il deprezzamento imposto da Pechino rende le merci importate più care e dissuade gli acquirenti cinesi, soprattutto quella parte maggiormente propensa ad avvicinarsi agli standard di consumo occidentali. Secondo Pechino però il taglio del 2% della banda di oscillazione rispetto al dollaro e il successivo 1,6% serve a sostenere un economia che, dopo anni di crescita impetuosa a due cifre, è in rallentamento. La tempistica serrata però ha messo la ali alla sfiducia e ha alimentato la fuga dalle borse. Così Francoforte ha segnato un pesante -3,27%, Parigi -3,40%, Milano -2,96%, Londra -1,40%. I timori per il calo dell'export hanno buttato giù i titoli Fca (Fiat Chrysler):-6,46%. In calo anche Bmw (-3,7%) o in Francia Peugeot e, fra le case del lusso, Lvmh che detiene in portafoglio marchi di prestigio della moda, che ha perso oltre il 4%. Ora gli analisti si interrogano sul fatto se la crisi sia un naturale assestamento o l’inizio di qualcosa di più incontrollabile. Il paese ha un tasso di trasparenza finanziaria molto esile e all’uscita di capitali esteri si accompagna una frenata dell'economia sempre più lontana dall'obiettivo di crescita del 7%. Gli effetti veri si avranno comunque nel medio periodo, ma in ogni caso la Cina non potrà fare a meno di stimolare anche la domanda interna e dunque la creazione di una classe media di consumatori che compensi il fatto che oggi il suo successo sia legato solo alla conquista dei mercati esteri. Gli attuali consumatori cinesi sono ancora pochi e fanno spese di super lusso, di marchi e griffe straniere, tra le quali molte italiane. Il risultato della svalutazione è che anche questi saranno penalizzati perché l’import sarà più caro. Insomma non solo in Europa ma ora anche nei paesi emergenti il consumatore che dovrebbe essere adulato e coccolato è invece tartassato e spaventato. Ma senza di lui il sistema industriale muore
L’onda lunga della Cina si abbatte su Milano: -3%
La doppia svalutazione dello yuan fa crollare i listini europei
