Alla fine passa la linea del buonsenso nell’estenuante trattativa tra il governo greco e i creditori internazionali (Bce, Ue e Fmi) per dare il via libera agli aiuti di 86 miliardi di euro. Dunque più tempo per mettere il bilancio pubblico in sicurezza, abbassando la spesa pubblica, in cambio di una serie di riforme strutturali più severe e incisive rispetto a quelle proposte nei due piani di salvataggio precedenti. È questo il succo dell’intesa, solo tecnica per ora hanno puntualizzato fonti europee, che ieri è stata annunciata ad Atene dopo una maratona di colloqui durata diversi giorni. Uscendo dall’hotel che ospitava le delegazioni, e dove si sono svolte le trattative, il ministro delle Finanze greco Euclid Tsakalotos ha affermato che «siamo molto vicini. Ci sono solo un paio di dettagli minori rimasti circa le azioni prioritarie». A fronte degli impegni presi nel memorandum è stato dunque accordato un tempo maggiore per invertire la rotta del debito pubblico ormai quasi doppio rispetto al Pil greco. Gli obiettivi di bilancio, da raggiungere annualmente, sono ora più realistici rispetto a quelli irraggiungibili di qualche mese fa e che hanno portato la Grecia sull’orlo dell’uscita dall’euro. Ora l’aggiustamento della finanza pubblica ci sarà, ma sarà meno violento e con minore impatto sulla popolazione già stremata da anni di austerity. Il surplus primario, ovvero la differenza tra entrate e spese senza tener conto degli interessi pagati sul debito pubblico, è stato fissato allo 0,5% della ricchezza prodotta per il 2016 e all’1% per il 2017. Fra le misure richieste dai creditori, all’esecutivo guidato da Syriza ci sono però modifiche alla tassazione sulla stazza dei cargo per le imprese mercantili e la riduzione dei prezzi dei farmaci generici. Nel pacchetto di 27 pagine siglato dalle parti trova spazio anche il rafforzamento del personale dipendente dal dipartimento per i crimini finanziari, lo Sdoe, equivalente della Guardia di Finanza italiana che, per trovare soluzione alle carenze nella raccolta delle entrate, avvierà una campagna di controlli fiscali sui cittadini e sui servizi di trasporto. Prevista anche la revisione del sistema della previdenza sociale con la graduale abolizione delle pensioni anticipate e l’innalzamento del limite per uscire dal lavoro a 67 anni. Non resta immune dai cambiamenti l’elefantiaco apparato della Pubblica Amministrazione, con una maggiore facilità per accedere alle professioni, la riduzione della burocrazia e l'accelerazione delle procedure per autorizzare investimenti a basso rischio. Al via anche la deregolamentazione del mercato dell’energia, l’attuazione del programma di privatizzazioni sospeso nel corso degli ultimi mesi e la fine delle esenzioni fiscali per le isole, da eliminare però solo gradualmente a partire dal 2016 per non penalizzare un settore vitale come il turismo. Dal punto di vista fiscale verrà modificata la tassa sugli immobili già a partire da settembre. E saranno abolite gli sconti oggi in vigore per i carburanti a uso agricolo. Il premier spagnolo Rajoy ha detto che «venerdì l’accordo passerà al vaglio dei ministri finanziari della zona euro convocata appositamente».
Atene trova l’accordo con i creditori internazionali
Più tempo e meno austerity in cambio di riforme strutturali
