Il matrimonio tra i due gruppi telefonici italiani Tre e Wind sarebbe cosa fatta. Le indiscrezioni che arrivano da Londra parlano di un’intesa da siglareentro sabato. Sarebbe confermata la presenza al timone dell’attuale ad di Wind Maximo Ibarra, mentre la posizione di direttore generale della nuova realtà sarebbe riempita da Dina Ravera che già oggi ricopre lo stesso incarico nel gruppo Tre Italia. All’attuale ad dell’operatore che a sede a Trezzano sul Naviglio, Vincenzo Novari, verrebbe riservato un posto nel consiglio di amministrazione. Il lavoro degli advisor che hanno vagliato gli aspetti delle nozze tra i due colossi delle telecomunicazioni mondiali (Wind è di proprietà del gruppo russo Vimpelcom, Tre di quello cinese Hutchison Wampoa) sarebbe arrivato dunque alla fine. Sempre secondo i rumors la nuova società vedrebbe in posizione paritetica i soci, ognuno dei quali avrebbe il 50% delle azioni del nuovo gruppo di tlc. Per i consumatori, almeno nella fase iniziale, non dovrebbe cambiare nulla. L’avvio delle sinergie operative tra i due operatori è infatti condizionato all’assenso delle autorità di controllo del mercato. A regime però la fusione sarebbe comunque un nuovo importante tassello per il mercato italiano, perché crea le condizioni per una dinamica più competitiva in un settore che ha raggiunto la sua fase di maturità. Non solo. L’intero settore delle telecomunicazioni è in movimento per la fase di convergenza, appena iniziata, tra le tlc e la televisione. Anche queste nozze rientrano quindi nella semplificazione e nel consolidamento del settore necessario a far raggiungere ai player la massa critica per competere in un mercato sempre più legato alla condivisione e alla fruizione di contenuti video sulle reti mobili e su quelle fisse. Dopo il matrimonio Wind-Tre diventerebbe il primo operatore per numero di clienti e quota di mercato delle Sim italiane. A oggi, infatti, la società del gruppo Telecom Italia vanta il 32,2% di carte telefoniche, Vodafone il 29,4%, Wind il 22,3% e Tre Italia il 10%, mentre il restante 6,1% è ripartito tra diversi operatori virtuali, cioè tra quelli che non hanno un’infrastruttura di proprietà.
Fusione Tre-Wind a un passo Chiusura entro la settimana
Le indiscrezioni da Londra: quote al 50% tra russi e cinesi
