Un conto salato quello che pagano ogni anno i cittadini romani alla loro amministrazione. A spanne si tratta di circa 1.063 euro a testa, bebè compresi. È la stima che ha fatto il Tempo sulla base dei dati del bilancio di previsione di Roma Capitale del 2015 e che riporta anche i dati definitivi dell’esercizio 2014. Secondo il documento le entrate fiscali complessive del Campidoglio tra imposte e tasse sono state pari a 3,054 miliardi di euro. Basta prendere il dato della popolazione iscritta all’Anagrafe nello stesso anno: 2.872.021 milioni di persone e dividere la cifra iniziale per questo numero. Ecco che si ottiene il conto medio (indispensabile applicare anche in questo caso la regola del pollo di Trilussa) che ogni romano paga per assicurarsi i servizi e la cura della città. Inutile entrare nel merito di come poi i soldi incassati vengano effettivamente spesi. Anche se basta camminare nelle strade di Roma per capirlo. Resta in ogni caso il peso che in termini economici gli abitanti della città devono sopportare e che non ha probabilmente pari in tutta Italia. Solo a titolo di nota va segnalato che il grosso dell’incasso (1,6 miliardi di euro) arriva dalla Tasi e dall’Imu, mentre circa 800 milioni di euro arrivano dalla Tassa sui rifiuti e 405 dall’addizionale comunale sull’Irpef. Quanto a quest’ultima a fronte di un'aliquota pari allo 0,9%, Roma, secondo un rapporto della Uil, ha un incasso medio di 144 euro per abitante, seguita da Milano con 136 euro (l’Irpef nel Comune di Milano è calcolata secondo scaglioni progressivi ma comunque è inferiore allo 0,9%), da Torino con 117 euro e, infine, da Napoli con 68 euro. Sempre secondo il rapporto poi Roma oltre a essere la città più tassata d’Italia è quella con l’amministrazione meno produttiva tra le grandi metropoli italiane. Insomma il Consiglio e la Giunta approvano meno delibere, mentre la tassazione pro capite è la più elevata. Confrontando infatti la produttività della Capitale nel 2014 con quella di Napoli, Milano e Torino, emerge che il Comune partenopeo si aggiudica il primo posto con una media di 2,8 delibere per ciascuna seduta di Consiglio. Seguono Torino con 2,5, Milano con 2,1 e infine Roma con 1,6. Stesso discorso per le delibere di Giunta che nella nostra città raggiungono una media di 7,6 per seduta, contro le 58,8 del capoluogo lombardo. Risulta anche inferiore la produttività di Marino rispetto al suo predecessore, sia in merito alle delibere di Consiglio che di giunta: 192 le prime (erano 270 con Alemanno), 618 quelle di giunta (1.013 con Alemanno). Mentre l’assemblea durante la giunta Marino si contraddistingue per un maggior numero di ordini del giorno (554 contro 251) e mozioni (258 rispetto alle 155 della precedente consiliatura)
Ogni romano versa al Comune 1.063 euro di tasse
Gli incassi del Campidoglio oltre i 3 miliardi di euro. E la stima comprende i bebè
