È sfuggito alla riforma Fornero e conserva regole e meccanismi di calcolo diversi dalle altre categorie. La situazione previdenziale del clero è un’assoluta anomalia nel panorama delle pensioni anche se il Fondo rientra nell’Inps. Non si può parlare di una condizione di privilegio dal momento che le pensioni sono davvero basse e l’età di pensionamento è alta ma è anche vero che i contributi versati sono irrisori e il fondo è in perenne rosso. Se dovesse essere applicato il metodo contributivo, parroci, vescovi e cardinali, subirebbero una decurtazione della loro pensione mensile tra il 50 e il 60%. Il calcolo dell’impatto di questa ipotetica revisione del calcolo dei trattamenti previdenziali è stata effettuata dall’Inps nell’ambito dell’operazione trasparenza «Inps a porte aperte». I religiosi, che siano porporati o semplici parroci, vanno in pensione a 68 anni e con un minimo di anzianità di 20 anni o a 65 con 40 anni di contributi. Il sistema di calcolo delle pensioni non è nè retributivo, nè contributivo e/o misto, bensì a prestazioni definite in somma fissa. L’assegno minimo è uguale per tutti e corrisponde a quello base dell’assicurazione generale obbligatoria, ovvero per il 2015 a 502,38 euro al mese. Questa pensione minima aumenta di 5,80 euro per ogni anno oltre i 20 di contribuzione quale requisito minimo per lasciare l’attività. Questo vuol dire che con 40 anni di contributi la pensione è pari a 618 euro. Si tratta di pensioni modeste, fatta eccezione per l'Ordinario Militare: 4.000 euro al mese, visto che questo arcivescovo viene per legge equiparato a un generale di corpo d'armata con il relativo vitalizio accordato ai militari di quel rango. I versamenti sono fissati a 1.700 euro l’anno e vengono adeguati da un decreto del ministero dell’Economia. A differenza delle altre categorie l’assegno previdenziale può essere cumulato con altre entrate pensionistiche. Sono numerosi i sacerdoti che svolgono attività scolastica e quindi percepiscono la pensione ex Inpdap. Si tratta di circa mille euro mensili che si vanno a sommare al trattamento del fondo clero. Quindi un sacerdote con 40 anni di servizio ma che ha fatto anche l’insegnante potrebbe arrivare a percepire una pensione di circa 1.600 euro. Circa il 72% dei quasi 14mila pensionati del fondo risulta titolare di altre pensioni da gestioni diverse. Cosa accadrebbe se ai religiosi venisse applicato il sistema contributivo? Secondo i calcoli dell’Inps, circa il 60% delle pensioni del clero con decorrenza successiva al 1999, subirebbe una decurtazione superiore al 50% e nessuno avrebbero un vantaggio. Nonostante il rapporto tra iscritti e pensionati sia sempre ben superiore all'unità (1,45 nel 2015), la gestione è costantemente in passivo. Nel 2015 il disavanzo patrimoniale ammonta a 2,2 miliardi. La ragione di questo andamento risiede fondamentalmente nello squilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate.
Rischiano anche le pensioni del clero
Sfuggite alle varie riforme adesso potrebbero incappare nel ricalcolo Con il contributivo gli assegni dei religiosi subirebbero un taglio del 50%
