Economia

Parte il piano di salvataggio della Grecia

L’Eurogruppo dà il via al prestito ponte. Ora si teme la crisi politica. Voto in autunno

La Grecia ottiene il prestito ponte che consente a riapertura delle banche (lunedì prossimo) ma il prezzo da pagare è altissimo. E non si tratta solo delle misure durissime che il Parlamento ha dovuto votare per convincere la Ue e la Bce ad aprire i rubinetti del credito, ma del terremoto politico che sta per sconvolgere il Paese. Il ministro dell’Interno Nikos Voutsis ha parlato apertamente di elezioni anticipate da tenere in autunno (tra ottobre e novembre) avvalorando la tesi che un esecutivo così compromesso dal voto in Parlamento non può avere vita lunga. Ai 40 dissidenti syrizei vanno sommati quelli che stanno valutando il da farsi: se restare nel partito nonostante un premier debolissimo all’estero dinanzi ai creditori e altrettanto in casa. O attendere cosa farà la Piattaforma di Sinistra e soprattutto l’ex ministro Yanis Varoufakis. Un’evoluzione politica che a Bruxelles è vista come un’altra mina e ha spinto il ministro tedesco Schaeuble a rilanciare l’ipotesi di una Grexit temporanea. Oggi il Bundestag si esprimerà sul terzo salvataggio e anche se è scontato il voto favorevole non mancheranno le preoccupazioni proprio a fronte di uno scenario politico in evoluzione. Il prestito ponte da sette miliardi servirà per rimborsare i creditori. Nel frattempo la Bce, che ha lasciato invariati i tassi di interesse, ha deciso di alzare di 900 milioni per un'altra settimana il tetto dell'Ela per le banche greche, rassicurando mercati e creditori sulla capacità di Atene di rimborsare parte del suo debito il 20 luglio. Un debito, dice il numero uno di Francoforte, Mario Draghi, che va «senza dubbio alleggerito». Ed in questo Francoforte sposa la linea dell’Fmi che anche ieri è tornato a ribadire la necessità di tagliare il debito come condizione per partecipare al pacchetto di aiuti. I negoziati tra istituzioni (cioè la Troika) e Atene sul nuovo «Memorandum of understanding», che fisserà il calendario delle riforme e degli esborsi, partiranno da oggi o doman, non appena saranno terminate le approvazioni dei cinque Parlamenti (la Finlandia già ha dato il suo ok) e sarà completata la procedura scritta che sigilla l'accordo sull'avvio del negoziato sul terzo programma di salvataggio. Intanto una certezza c'è già: il prestito ponte da 7 miliardi di euro è cosa fatta, quindi Atene riuscirà a rimborsare sia gli arretrati del Fmi che la scadenza di 4,2 miliardi alla Bce lunedì. La riserva di Londra sull'uso del fondo europeo Esfm è caduta quando l'Eurogruppo ha concesso di mettere a garanzia di eventuali perdite i 3,6 miliardi di profitti Bce sui bond ellenici, nell'ambito del programma SMP. Ora resta da verificare la composizione del terzo pacchetto, che deve arrivare ad una dotazione di 82-86 miliardi. Il fondo salva-Stati Esm ne metterà solo 50, ha spiegato il suo direttore generale Klaus Regling. In base ai calcoli dell'Eurozona, altri 25 miliardi dovrebbero venire dal fondo per le privatizzazioni che Atene metterà in piedi. Ma si tratta di una cifra molto teorica, che suscita più di qualche perplessità sulla sua fattibilità. Il resto, dovrebbe venire dal Fmi. La sua partecipazione, però, è tutta da definire. Intanto il Cancelliere Merkel ha difeso il dibattito sull'eventualità di una Grexit. Parlando con alcuni parlamentari conservatori ha spiegato, prendendo le parti di Schaeuble, che «è giusto analizzare tutto e discutere ogni opzione» e che il ministro non va criticato per aver ipotizzato l'uscita della Grecia dalla moneta unica per un periodo limitato.

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