L’eurosummit è «ancora lontano» dal trovare un’intesa sulla posizione da prendere nei confronti della Grecia, «ma ci si muove nella giusta direzione». Così ieri in serata è stato certificato lo stallo delle trattative. Insomma la soluzione al dossier greco arriverà solo stamattina ma la soluzione resta ancora incerta. Quello che è sicuro è che Bruxelles ha condizionato qualunque soluzione in termini di salvataggio all’approvazione delle riforme entro tre giorni. Solo allora arriveranno i soldi. Le esigenze finanziarie per il programma di aiuti alla Grecia sono comprese fra gli 82 e gli 86 miliardi secondo quanto si legge nella bozza di dichiarazione su cui i ministri delle Finanze dell'Eurozona non sono riusciti a raggiungere un accordo nelle 14 ore di negoziato fra sabato e domenica. Il documento, pieno di paragrafi fra parentesi quadre (quindi controversi), non è stato approvato dall’Eurogruppo e non è quindi arrivato sul tavolo dei capi di Stato e di Governo della moneta unica ai quali è passata la palla per il futuro della Grecia. Nella bozza si annuncia l’impegno delle autorità greche «a varare per legge senza ritardi, entro il 15 luglio, un primo pacchetto di misure». In particolare, si tratta della riforma dell’Iva, di quella delle pensioni, dell’adozione del codice di procedura civile per accelerare i processi e ridurne i costi, la salvaguardia dell’indipendenza dell'istituto di statistica Elstat, la piena attuazione delle norme previste dal trattato per l’Unione monetaria e la trasposizione della direttiva sulla risoluzione bancaria entro una settimana con il sostegno della Commissione europea. Fra i temi posti fra parentesi quadre, e quindi particolarmente controversi e probabilmente all’origine del mancato accordo fra i 19 sul testo del documento, c’è anche una temporanea uscita della Grecia dall'Eurozona, con la possibilità della ristrutturazione del debito. Non solo. L'Eurogruppo ha chiesto alla Grecia di «normalizzare completamente il metodo di lavoro con le istituzioni, compreso il necessario lavoro sul campo ad Atene, per migliorare il monitoraggio e l'attuazione delle riforme». Una frase che se letta con attenzione segnala il ritorno della Troika nei ministeri economici di Atene per verificare l’attuazione degli impegni. E il Fmi pensa a un governo tecnico. Una richiesta che suona come l’ennesimo schiaffo alle posizioni maggioritarie uscite dal referendum. E infatti nella serata di ieri il commento del governo al piano è stato negativo. «Il salvataggio messo a punto dall’Eurogruppo per avviare un negoziato sul debito greco è molto negativo» hanno riferito fonti del Governo di Atene. «Il testo, nel suo complesso, è molto negativo. Stiamo provando a trovare soluzioni alternative», ha affermato la fonte sottolineando che Atene sta ormai esaurendo i soldi e i negoziati devono partire senza indugio. «Ora è chiaro: ci vogliono schiacciare. Adesso basta» ha detto il ministro della Difesa e leader del partito Greci Indipendenti, Panos Kammenos, in un tweet. L’obiettivo resta quello di trovare, prima della riapertura dei mercati di stamattinai, un accordo che consenta alla Grecia di restare nell'Eurozona e di avviare il negoziato per un terzo piano di aiuti internazionali per evitarne il fallimento. Una corsa contro il tempo. Ieri sera oltre alla riunione dei leader, si sono svolte in altre sale dello stesso palazzo del Consiglio anche altre riunioni parallele. In particolare, i ministri delle Finanze greco, tedesco e francese, hanno cercato di definire i dettagli di quello che potrebbe essere un accordo accettabile per tutti.
Atene dentro o fuori l’Ue in tre giorni
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