Economia

Tsipras: "Siamo cavie dei ricchi e delle banche"

A Strasburgo discorso contro l’Europa: "I vostri soldi nei caveau e non al popolo"

L’herpes sulla bocca di Tsipras dice tutto. Il premier greco si è presentato ieri al parlamento di Strasburgo apparentemente calmo, ma la tensione che ha accumulato in queste settimane non l’ha potuta nascondere dal volto. Il peso della responsabilità si fa sentire come un macigno. Alexis in patria continua a essere un mito, sostenuto dal oltre il 61% degli elettori. Nessun leader in Europa accoglie il consenso che ha oggi il primo ministro greco. Ora, però, non ha più di fronte la gente che danza a piazza Syntagma dopo la vittoria al referendum. A ballare in cerchio intorno a lui ci sono gli squali dell’Aula di Strasburgo pronti a fare del giovane premier un’insalata tritata. Il leader di Syriza non delude né gli astanti né i milioni di greci che hanno seguito il suo discorso. Nessun ripensamento, Alexis difende ancora la sua linea, in alcuni momenti infiamma gli eurodeputati, come nell’antichità fece spesso Demostene nell’assemblea ateniese. Assicura che non vuole rompere con l'Europa, ma ribadisce che l'austerità ha fallito. Certo, serve un accordo al più presto che porti fuori la Grecia dalla crisi; si dice pronto a fare altri sacrifici. D’altro canto ribadisce che i soldi non sono mai arrivati al suo popolo, ma sono finiti nei caveau delle banche europee ed elleniche. «Molti hanno parlato di tragedia greca – ha detto Tsipras - io rispetto le norme che disciplinano l'Eurozona. Ma Sofocle ci ha insegnato che esiste un momento in cui il diritto degli uomini vale sopra la legge. Questo è uno di quei momenti». Una cosa è certa, il leder di Atene parla molto bene il greco antico, meglio di altre lingue. Sarebbe come dire che Matteo Renzi parla meglio il latino dell’inglese. Idiomi a parte, Tsipras sa benissimo che il suo destino e quella della Grecia si gioca in queste ore. Perfino i suoi più accaniti sostenitori gli danno al massimo una settimana. O si raggiunge un accordo che metta fine agli enormi disagi che sta vivendo il popolo ellenico con le banche chiuse per l’ennesimo giorno, oppure sarà guerra civile. Al capo del governo basterebbe anche solo un annuncio per placare gli animi, per i particolari ci sarebbero modi e tempi da poter stabilire con calma. Eppure qualcuno è già stanco di questa estenuante tira e molla con l’Europa e auspica la firma, anche in bianco, di una qualsiasi proposta europea. Del resto lo stesso Petros Markaris, uno dei più noti scrittori greci contemporanei, lo ha ribadito ieri in un’intervista a El Mundo: «Spero con tutte le mie forze - ha detto il Camilleri balcanico - che si arrivi ad un accordo. Anche se non buono, anche un cattivo accordo. Ma abbiamo bisogno di un accordo. Altrimenti la Grecia finirà nel precipizio». E non sarebbe la prima volta. La Grecia contemporanea è la nazione che più in Europa ha visto i suoi governi democraticamente eletti rovesciati da colpi di stato militari. Dei sette sovrani - che si sono passati il testimone sul trono dal 1833 al 1973 – di cui quattro sono stati esiliati e uno è stato ucciso in un attentato. Va detto che i nemici di Tsipras non sono solo i tedeschi ma gli stessi suoi connazionali. Nonostante, possa contare su una stabilità politica mai vista prima, il numero uno di Syriza deve fare i conti con l’insofferenza del suo popolo alla disciplina e ad ogni limitazione della libertà. Per non parlare del rifiuto storico a qualsiasi ingerenza esterna, oltre che della corruzione diffusa a tutti i livelli dello Stato. Intanto per convincere Strasburgo, Tsipras tira fuori dal cilindro alcune concessioni come l'abolizione delle baby pensioni e un ulteriore taglio del debito. Avverte però tutti: «Riconosco e rispetto le regole europee, ma difendo il diritto di scelta di applicarle secondo la sovranità dei governi». Come a dire, io vi ho offerto la testa di Varoufakis (ex ministro delle Finanze) ma non pensiate di poter fare con me la stessa cosa. Questo, infatti, può essere considerato il senso del referendum, che sancisce ancora di più la forza di Alexis. Applausi per Tsipras, dunque, ma anche critiche feroci come quella di Manfred Weber, il popolare tedesco considerato molto vicino a Angela Merkel, che ha ricordato al leader greco i numerosi privilegi ancora presenti nel Paese (nonostante le promesse fatte in campagna elettorale) come quelli concessi agli armatori, alla chiesa ortodossa e ad alcune isole, ricche di turismo, con cui il fisco greco sarebbe accondiscendente, per non dire latitante. Alla fine il premier ellenico può ritenersi soddisfatto. Ha riaperto uno spiraglio con l’Europa e non ha tradito i suoi elettori in patria. Ha perfino incassato l’abbraccio del vecchio partigiano novantaduenne Manolis Glezos, intellettuale ed eurodeputato di Syriza, simbolo della resistenza greca al Nazismo, che aveva pochi giorni fa aveva ricordato che quando i greci parlano di democrazia lo fanno a ragion veduta. Ora però occorre non si può aspettare altro tempo: così come il suo herpes il nervosismo in Grecia potrebbe esplodere da un momento all’altro.

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