Economia

Scoppia la "bolla" cinese E l’onda lunga arriva nell’Ue

Le borse cinesi nel panico. Sospeso il 50% delle azioni

L’onda lunga della crisi greca ha travolto anche la Cina? Parrebbe di sì: dopo una giornata da incubo, con la sospensione del 50 per cento dei titoli, la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono il 6 per cento. Il gigante asiatico, in effetti, ha qualche ragione di aver paura, visto che ha molti interessi in Europa, diventata una delle aree principali degli investimenti cinesi. La Grecia, di per sé, ha un valore marginale, visto che gli investimenti diretti – spiegano alla Baker e McKenzie – sono nell’ordine di appena 400 milioni di euro. Ma la prospettiva di una crisi dell’intera area euro è cosa ben diversa: solo nel 2014 la Cina ha investito per acquisizioni 4 miliardi di euro in Italia, 2 in Portogallo, 1,6 in Germania e 1,4 in Spagna. Per questo nella visita in Europa la scorsa settimana il premier cinese Li ha osservato che la crisi di Atene «preoccupa la Cina e tutto il mondo» auspicando «che venga individuata una soluzione positiva che consenta alla Grecia di rimanere nell’euro. Ma la crisi cinese ha radici anche interne. La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, sembra essere naturalmente scoppiata, portando ad un raggiustamento dei prezzi al ribasso. Nell’ultimo mese, le borse cinesi hanno perso il 30% di valore. Un processo che ha spaventato i piccoli risparmiatori che, attirati dai facili guadagni, hanno fatto confluire i risparmi nel mercato azionario per poi vendere in preda al panico. Il Governo cinese ha preso contromisure pesanti: l’autorità di Borsa ha reagito vietando ai grandi azionisti la vendita di titoli per almeno sei mesi, e non potranno vendere azioni di una società nemmeno gli investitori che ne detengano quote dal 5% in su. Parallelamente il ministero delle Finanze della Cina ha ordinato a tutti gli enti pubblici e le istituzioni finanziarie controllate dallo Stato di astenersi dall’ effettuare qualunque vendita di azioni di società partecipate. E si è mossa anche la Banca centrale, annunciando che approvvigionerà di liquidità la China Securities Finance Corporation, un veicolo interamente controllato dallo Stato che sta conducendo operazioni di acquisto di titoli, letteralmente in senso contrario al mercato. Intanto la crisi non si ferma, e l’effetto contagio si sta estendendo anche al mercato dei titoli di Stato che finora invece era stato utilizzato come una sorta di porto sicuro dagli investitori. I rendimenti sui titoli di Stato cinesi a 12 mesi di scadenza, che si muovo in una direzione specularmente opposta al prezzo, sono schizzati al rialzo di 30 punti base al 2,32 per cento.

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