Tutti davanti a Montecitorio per rivendicare una verità sacrosanta che l’Unione Europea mette in dubbio. E cioè che il formaggio si fa con il latte fresco nazionale e non con quello in polvere, surrogato industriale, che non rispetta l’eccellenza dei prodotti del made in Italy. A scendere sul piede di guerra sono stati gli allevatori e i casari arrivati davanti al Parlamento da tutta Italia. A chiamarli alla protesta, condivisa ovviamente da chi, molti, considerano il cibo cultura e salute oltre che alimentazione è stata la Coldiretti. Secondo l’associazione si tratta di una decisione che inganna i consumatori, danneggia il settore e rischia di far sparire quasi 500 prodotti caseari tradizionali, ossia 28 miliardi di euro. Una protesta bipartisan, pienamente appoggiata da due ministri e molti rappresentanti del mondo politico, che dal palco allestito a piazza Montecitorio, hanno promesso di sfidare Bruxelles appoggiando i produttori. Ed è dai diversi striscioni di denuncia che campeggiano nella piazza, che si capisce la gravità della situazione, «No a formaggi e yogurt senza latte, difendiamo il Made in Italy», ma anche di critica contro l’industria lattiero-casearia accusata di «alto tradimento», che insieme all’Ue vorrebbe riportare sulle tavole formaggi a base di polvere di latte. L’obiettivo è la difesa di una legge italiana del’11 aprile 1974 che vieta l'uso del latte in polvere per l’alimentazione umana, ha spiegato Coldiretti che ha lanciato il «referendum contro il formaggio senza latte» sfidando Bruxelles. I numeri dell’inganno parlano chiaro, con un chilo di latte in polvere che costa 2 euro è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti di yogurt; il tutto con lo stesso sapore, mancando la distintività dovuta al latte fresco dei diversi territori, a prezzi del 50% inferiori a quelli che devono sostenere gli allevatori che hanno le mucche. «Chiedere di produrre formaggio con la polvere - ha detto il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - fa comodo a chi sottopaga il latte italiano e vuol continuare ad importare prodotti da spacciare come made in Italy per la mancanza di un sistema di etichettatura, anche perché l'export di formaggi è aumentato del 9% nel primo trimestre del 2015». Una manifestazione che ha visto in prima fila i ministri di Agricoltura e Ambiente alleati in questa battaglia. «Non faremo passi indietro, difenderemo la distintività del Made in Italy», ha detto Maurizio Martina, secondo il quale dire no ai formaggi con le polveri significa tutelare il reddito degli allevatori, garantire la qualità delle produzioni e non ingannare i consumatori. « «Agricoltura di qualità significa presidio del territorio - ha detto Galletti - i miei primi interlocutori siete voi allevatori, perché più la vostra agricoltura è di qualità più salvaguardiamo l'ambiente; il formaggio si fa con il latte e non certo con le polverine ed è questo che affermeremo in Europa». «La manifestazione rappresenta l'inizio di una battaglia per tutelare il vero made in Italy e difendere il settore più importante dell’agroalimentare italiano, con 180mila occupati nell’intera filiera» ha detto David Granieri, presidente di Coldiretti Roma.
Pazza Ue. Il formaggio si fa con la polvere
I produttori contro Bruxelles che impone la produzione con latte liofilizzato LEGGI ANCHE Righello e alchimie in cucina Ecco tutti i diktat di Bruxelles
