Il premier greco Alexis Tsipras è arrivato a Bruxelles con il conto per l’Europa: 7 miliardi di euro per coprire le necessità finanziarie e i pagamenti internazionali. Una dote finanziaria per non morire per consentire si stendere un accordo i lunga durata da negoziare in questo stesso mese. Una richiesta che non è stata digerita dai falchi tedeschi e dalla Cancelliera Angela Merkel secondo la quale «mancano sia un piano preciso sia le basi per negoziare». La Grexit, cioè l’uscita di Atene dall’euro, tende a essere un’opzione più che possibile, anche se ufficialmente esclusa. Indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali raccontano che sempre più membri dell’Eurogruppo considerano un’Eurozona senza Atene addirittura uno scenario desiderabile che potrebbe «rafforzare l’Eurozona», come ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze lettone, Janis Reirs giungendo a Bruxelles dove si è svolto l’Eurogruppo «Dopo la fine del secondo programma di aiuti e dopo il no molto chiaro al referendum non ci sono ancora le condizioni per cominciare oggi le trattative nel quadro del programma dell’Esm» ha detto la Merkel a Bruxelles, aggiungendo tuttavia che pervenire a un accordo «non è questione di settimane ma di pochi giorni». «Senza solidarietà - ha detto - non c’è possibità di aiuto e senza riforme non sarà possibile andare dove vogliamo andare». Atene avrebbe in programma di chiedere aiuto all’Esm, il fondo Salvastati permanente europeo, secondo quanto rivelato dal giornale tedesco Handelsblatt citando fonti europee. L'Europa, però, ha lanciato l'ultimatum. Atene dovrà presentare entro domani proposte di riforme dettagliate e da attuare subito che verranno valutate dalla ex Troika. Domenica è in programma un nuovo Eurogruppo, ma è prevista anche una riunione con i 28 Paesi dell'Unione che, in caso di fallimento delle trattative, sancirebbe l'uscita della Grecia dalla zona euro. Insomma Tsipras e le istituzioni europee hanno ancora 5 giorni per cercare di trovare una soluzione. Intanto il premier greco terrà oggi un’audizione all’Europarlamento. Quel che è certo è che la ristrutturazione del debito chiesta da Atene non potrà essere accordata subito. Se proprio ieri la Germania ha timidamente aperto, tramite il vicencancelliere Sigmar Gabriel, alla possibilità di concedere un «haircut» purché vengano compiute le necessarie riforme, altri leader europei non vogliono nemmeno sentirne parlare. Non è solo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, a respingere tale soluzione. Il referendum di domenica ha causato un ulteriore irrigidimento dei «falchi» dell'Eurozona, principalmente i paesi dell’Est che, entrati di recente nella moneta unica al prezzo di grandi sacrifici, non tollerano sconti a un Paese che percepiscono indisciplinato. Per Peter Kazimir, ministro delle Finanze slovacco, una ristrutturazione del debito greco «è impossibile, è una linea rossa». Viene quasi da credere alle indiscrezioni circolate sulla stampa ellenica secondo cui 16 governi dell’Eurozona su 18 non vedono l’ora di buttare fuori la Grecia. A battersi fino alla fine per un'intesa sarà sicuramente il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che, davanti al Parlamento Europeo in sessione plenaria, ha giurato che «lotterà contro la Grexit fino all’ultimo». Gli spiragli per un’intesa ci sono. I leader europei potrebbero tenere un nuovo Eurosummit domenica prossima per approvare un nuovo piano di aiti in cambio di riforme per la Grecia. E la prima dichiarazione del nuovo ministro delle Finanze greco, Euclide Tsakalotos, è impronta all’ottimismo: «L’Eurozona mostra la volontà politica di darci una nuova chance».
Tsipras chiede soldi senza proposte
Il leader greco: subito 7 miliardi. Ma l'Unione vuole entro domani la lista delle riforme. Ancora 5 giorni per trovare un'intesa o sarà Grexit LEGGI ANCHE L’ombra Usa sulla trattativa
