Economia

Referendum in Grecia, Borse in rosso. Spread a 164

L'euro stabile dopo i primi contraccolpi del voto. I numeri non fanno paura LEGGI ANCHE D'Alema bacchetta l'Europa

Le vendite si abbattono sui mercati finanziari europei, ma non si registra l'effetto panico dopo il referendum greco che sancisce, con oltre il 61% dei voti, la vittoria del "no" sostenuto dal governo Tsipras. Gli investitori credono, ancora, alla possibilità di un accordo tra Atene e i creditori e in particolare guardano alle mosse della Bce: Mario Draghi - che ha parlato al telefono con il premier ellenico - è chiamato a decidere se continuare a finanziare le banche elleniche oppure chiudere i rubinetti fermando la liquidità di emergenza (il pacchetto Ela). Alla vigilia dell'incontro straordinario dei ministri delle finanze della zona euro - l'Eurogruppo attende nuove proposte dalle autorità greche sul piano di riforme -, il primo effetto politico sono le dimissioni a sopresa del ministro greco Yanis Varoufakis - "per facilitare un'intesa" -, mentre bisognerà attendere la chiusura dei mercati per l'incontro tra la cancelliera tedesca Angela Merkel - la Germania lascia aperta la porta a un accordo ma attende le mosse di Atene - e il presidente francese Francois Hollande. La Commissione europea, allo stesso modo, è "pronta a riprendere a lavorare" con le autorità greche, ma "non può negoziare un nuovo programma senza un mandato dell'Eurogruppo", spiega il vicepresidente della Commissione europea con delega all'euro, Valdis Dombrovskis. Se i contatti informali proseguono - Matteo Renzi chiede che "domani si risolva l'emergenza" -, l'accordo sembra ancora lontano. La prossima deadline potrebbe essere il 20 luglio prossimo, data in cui Atene dovrà rimborsare 3,6 miliardi di euro alla Banca centrale europea. Il mancato pagamento del 30 giugno scorso al Fmi ha innescato una procedura di "default selettivo", diversa sarebbe la situazione in caso di mancata restituzione alla Bce. Le Borse, fine seduta. Milano resta pesante, con l'Ftse Mib in calo del 3,41%, mentre sono rientrati agli scambi i titoli delle banche in precedenza fermati per l'eccessiva volatilità. Mps cede il 10,30%, Mediolanum il 6,35%, Bpm il 5,43%, Ubi il 6%, Banco Popolare il 5,59%, Azimut il 4,79%, Intesa Sanpaolo il 5,61% e Unicredit il 5,62%. Va già del 5,49% Bper. Resistono in positivo Stm (+1,31%) e Ansaldo (+0,11%). Risale a 164 punti base lo spread tra Btp e Bund tedesco a 10 anni. Il rendimento del titolo decennale italiano è ora al 2,36%. Wall Street apre in calo, Dj -0,50%. Il Dow Jones perde lo 0,50% a 17.634,07 punti, il Nasdaq cede lo 0,82% a 4.968,57 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,54% a 2.065,60 punti. Chiudono in calo le Borse in Asia dopo il "no" greco. L'indice di riferimento dell'area, il MSCI Asia Pacific cede il 2,4%. In Cina, dopo le misure del Governo per arginare la caduta delle Borse, lo Shanghai Composite è arrivato in seduta a perdere il 7% prima di risalire a +0,3%. Tokyo chiude in ribasso di oltre il 2%. Sprofonda Hong Kong (-4,18%), la caduta più ripida dal 2011 da dove, commentano nelle sale operative, sono in fuga soprattutto gli investitori cinesi. Borsa Tokyo chiude a -2,08%,scivola nel finale - Il referendum in Grecia, con il secco "no" al piano di austerity per gli ulteriori aiuti, colpisce la Borsa di Tokyo che accelera le perdite nella seconda parte della seduta fino a terminare gli scambi a -2,08%, risollevandosi dal minimo intraday di poco superiore al 2,5%. L'indice Nikkei, avvicinatosi a quota 20.000, cede 427,67 punti, a 20.112,12. L'Euro, dopo aver toccato 1,11 dollari, si attesta a 1,10 dollari. Non c'è stato il tracollo previsto. Numeri che non fanno certo paura, soprattutto se si considera che ieri notte, a quanto si legge sul "Guardian", i trader di Goldman Sachs avevano previsto per i listini europei addirittura un'apertura in ribasso del 10%. Gli investitori attendono ora le mosse della Bce, che dovra' decidere se estendere, tagliare o, come appare probabile, mantenere invariato il flusso di liquidità di emergenza che è stato negli ultimi mesi l'unico canale attraverso il quale le banche greche erano riuscite ad approvvigionarsi di liquidità.

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