Economia

L'ultima spiaggia

Oggi Grecia alle urne per il referendum che deciderà il futuro dell'Europa. Varoufakis: "In fumo mille miliardi se non c'è l'accordo"

Fedele fino all’ultimo alla partita a scacchi iniziata con l’Europa il ministro dell’Economia greco, Yanis Varoufakis, ha lanciato anche ieri minacce e avvertimenti per fare pressione sui creditori. «Se la Grecia non sarà salvata, andranno in fumo mille miliardi di euro, per questo l'accordo tra Atene ed i creditori internazionali ci sarà». Il ministro greco ha indicato il costo di una possibile bancarotta greca in un'intervista al quotidiano spagnolo «El Mundo» alla vigilia del referendum. «C'è troppo in gioco - ha replicato al giornalista che gli ha chiesto come mai si sentisse così sicuro della possibilità di arrivare ad un accordo lunedì - tanto per la Grecia, quanto per l'Europa. Se la Grecia crolla, andranno persi mille miliardi di euro. Sono troppi soldi e non credo che l'Europa lo permetterà». Alla spavalderia del ministro greco ha però fatto da contraltare il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz che ha spiegato che «potremmo dover dare prestiti-ponte di emergenza» alla Grecia «per tenere in piedi le forniture pubbliche». I fondi sarebbero resi disponibili in tempi brevi da Bruxelles, ha detto Schulz, che però ha anche avvertito che «nel caso in cui al referendum vincesse il no il governo greco non riceverebbe alcun finanziamento e non ci sarebbero più soldi per pagare gli stipendi e il trasporto pubblico si fermerebbe. A gettare acqua sul fuoco, invece, il ministro delle riforme George Katrougalos: «Non c’è il rischio di un'uscita della Grecia dall'area euro perché nessuno lo vuole». L’accordo con i creditori, ha sottolineato, «avrebbe significato proseguire nell’austerity. Siamo pronti a prendere le misure necessarie e tra l’altro ne abbiamo accettate molte di quelle proposte dai partner Ue ma vogliamo una rinegoziazione del debito che è insostenibile. Un accordo che non prenda in considerazione una rinegoziazione del debito è per noi inaccettabile». Katrougalos ha escluso eventuali dimissioni del premier greco, Alexis Tsipras, in caso di vittoria del «sì» al referendum: «Non è un plebiscito su Tsipras. Il premier non ha legato il suo incarico al risultato del referendum. In ogni caso sono convinto che vincerà il «no». Questo referendum è storico per l’Europa ed equivale a una scelta tra un’Europa sociale e un’Europa neo liberale». Con i partner europei, ha aggiunto il ministro, «eravamo vicinissimi ad un accordo» ma c’è stato un «voltafaccia. Per alcuni politici l’esistenza di un governo di sinistra in Grecia è un problema. Credo che hanno paura di un contagio politico in occasione delle elezioni in Spagna, in Olanda e in Portogallo». Intanto oggi è la giornata cruciale in Grecia dove quasi 10 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per pronunciarsi sul piano di accordo presentato dalla Commissione europea nell’eurogruppo del 25 giugno scorso e sulle nuove misure di austerità proposte dai creditori internazionali. Un voto che va ben oltre la politica economica di un paese sull’orlo del default, ma che mette in gioco la stessa permanente di Atene nell’Europa. Sono 9.855.029 i cittadini greci registrati per il votare. Affinché il referendum sia valido dovrà recarsi alle urne almeno il 40% degli aventi diritto. Secondo un ultimo sondaggio di ProRata comunque l’affluenza sarà enorme: si prevede l’86%. Il costo complessivo del referendum è di 20 milioni di euro. Le urne apriranno alle 7 di mattina, le 6 in Italia, e chiuderanno alle 19, le 18 in Italia. In tutto nel Paese i seggi sono 19mila, gli stessi delle politiche del 2 gennaio scorso. Alla chiusura delle urne, alle 19, le 18 in Italia, arriveranno gli exit polls. I primi risultati attendibili si dovrebbero conoscere intorno alle 21 locali, le 20 in Italia, una volta realizzato lo spoglio di circa il 10% delle schede. I risultati definitivi sono previsti lunedì. Ecco il quesito a cui i cittadini dovranno rispondere: «Deve essere accettato il piano di accordo presentato da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale nell'Eurogruppo del 25 giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta?» Il primo documento è intitolato «Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre» e il secondo «Analisi preliminare per la sostenibilità del debito». L opzioni di risposta sono «No», non accettato, e «Si», accettato, che arriva come seconda opzione.

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