Ormai è chiaro come lo partita della Grecia contro i creditori internazionali: Ue e Fondo Monetario Internazionale in primis, si sia trasformata in un lungo e laborioso match di scacchi. Non poteva essere altrimenti considerato che il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, è un professore di economia specializzato nella Teoria dei Giochi, una particolare branca della scienza economica che studia i comportamenti degli attori economici di fronte a scelte contrapposte. LA TEORIA DEI GIOCHI Una scienza sviluppata dall’economista John Nash che, spiega Michele Di Salvo, nel suo blog «mira a semplificare al massimo i problemi socio-economici, a trasformarli in problemi semplici come un gioco, a descriverne matematicamente le dinamiche e quindi cercare di quantificare e qualificare la soluzione, a quello che appunto viene poi definito un gioco». In questa Teoria un gioco - prosegue Di Salvo - è composto da almeno quattro elementi essenziali: i giocatori (cioè l'insieme di coloro che prendono le decisioni e che interagiscono tra loro strategicamente, ovvero con una strategia), le azioni (le mosse a disposizione di ciascun giocatore, le strategie (i piani di azione possibili) e i pay-off (le vincite e cioè gli esiti del gioco per ciascun giocatore, a seconda delle mosse, delle strategie scelte, e delle azioni e delle strategie degli altri giocatori). L’arrivo dei Varoufakis ha cambiato le premesse del match condotto finora da Atene. Rotti gli schemi iniziali da un nuovo giocatore (Syriza e il suo leader Tsipras), si sono aggiunte un numero indefinito di possibili mosse non previste finora dagli altri giocatori, strategie differenti e modifica radicale dei pay-off. Un cambio di parametri che non modifica il cosiddetto equilibrio di Nash e cioè una situazione nella quale i due giocatori, che chiaramente hanno interessi opposti, in realtà hanno anche interessi comuni: il non raggiungimento di un accordo peggiorerebbe infatti le condizioni di tutti. Si tratta di trovare la strategia ottimale per entrambi, scostandosi dalla quale si può solo perdere. LO STOP AND GO Questo spiega l’alternarsi di rinvii, dilazioni, spaccature e ricuciture di una trattativa che, elemento qualificante, non segue più le logiche del passato. Schemi cambiati dunque. E a far parte di questo nuovo paradigma anche elementi di dettaglio quasi insignificanti come la mancanza delle cravatte nei negoziatori greci. O l’arrivo di Varoufakis in motocicletta e giaccone di pelle alle riunioni di emergenza con il leader Tsipras. Segnali di rottura che hanno spiazzato la protervia finora applicata nelle trattative dai creditori internazionali. Una strategia complessa ma decifrabile. Nessuno vuole rompere definitivamente. E infatti le rotture dei negoziati si accompagnano solo a dilazioni e a nuove scadenze. Finora il gioco regge e l’ottimismo anche. Un accordo alla fine si troverà ne sono convinti tutti. Anche Tsipras: «Votare no a Bruxelles significa negoziare un accordo migliore» ha detto ieri. Segno che un’intesa già c’è. SCACCO MATTO C’è solo un’incognita nel grande gioco della politica. E cioè la possibilità che alla fine sia la Germania a dare scacco matto ad Atene facendo saltare il banco. Ma non già per interessi finanziari quanto per una ragione politica. Lo spiega a Il Tempo, l’economista della Luiss, Giuseppe Di Taranto: «Quando Germania e Francia diedero via libera agli aiuti ad Atene, il premier greco Papandreou preparò un referendum per fare approvare dal popolo greco una manovra da 28 miliardi tra tagli e tasse. Il voto fu bloccato dalla necessità del governo tecnico, affidato a Papademos, tecnico della Bce». Oggi la storia si ripete. Al centro della scacchiera non c’è la sola posta del debito da tagliare o rinegoziare ma Tsipras e la sua volontà di far esprimere il popolo. «Unico leader capace di ribellarsi all’austerity che lo stesso Fmi ha rinnegato» spiega Di Taranto. Così però dal gioco della politica europea esce la democrazia.
La partita a scacchi della politica tra default, debito e salvezza
Varoufakis e la teoria dei giochi
