Economia

Niente accordo Ue-Atene Grecia verso il fallimento

L’Eurogruppo prosegue senza il ministro Varoufakis

Per la Grecia è l’anticamera del default, per l’Unione europea un colpo duro da quale si faticherà a rialzarsi. L’Eurogrupo respinge la richiesta del premier greco Tsipras per avere un’altra settimana di tempo per restituire 1,6 miliardi al Fondo monetario internazionale ed evitare così il fallimento. Il termine scade martedì, ma il governo greco fa sapere di non riuscire a onorare il debito e chiede altri sette giorni di tempo che però vengono negati. È il fallimento totale delle trattative. Una rottura che potrebbe aprire a qualsiasi scenario. «Oggi è un giorno triste per l’Europa», commenta il ministro delle Finanzie greca Varoufakis. Per la prima volta, infatti, i ministri delle Finanze dell’area euro si riuniscono per l’Eurogruppo, convocato in sessione straordinaria, senza la partecipazione della delegazione greca, che lascia Bruxelles. La riunione finisce poco prima delle 20. Per oggi è convocato il consiglio straordinario dei governatori Bce per esaminare le ultime evoluzioni della crisi greca. Sul tavolo c’è l’esame di un fallimento ordinato della Grecia, quando martedì scadrà il programma di salvataggio e Atene dovrà ripagare 1,6 miliardi di euro al Fmi, e le conseguenze sull’area euro: il default è a un passo e bisogna garantire - spiega il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem - «la stabilità finanziaria dell’Eurozona» facendo «qualunque cosa sia necessario». Nonostante tutto, Varoufakis conserva ancora un filo di ottimismo e dice certo «poter ancora chiudere un accordo prima di martedì - Siamo assolutamente determinati a trovare una soluzione». Lo spazio per continuare a negoziare e spuntare dai creditori condizioni migliori per la ripresa degli aiuti, insomma, ci sarebe. Nel frattempo in Grecia regna il caos: ad Atene e in tutte le città elleniche i cittadini affollano gli sportelli bancari per riprendere i loro soldi, o si accalcano davanti ai bancomat per poi prendere d’assalto i supermarket. «Qualsiasi decisione l’Eurogruppo prenderà, il popolo greco avrà ossigeno fino alla prossima settimana e sopravviverà», dice il premier Tsipras parlando al telefono con la cancelliera tedesca Angela Merkel e con il presidente francese Francois Hollande. Tsipras sottolinea che «la democrazia è un valore basilare in Grecia e che il referendum si terrà qualsiasi cosa l’Eurogruppo decida». La rottura arriva infatti quando Tsipras, nel corso di un consiglio dei ministri straordinario tenuto venerdì sera, decide di indire un referendum, fissato per il 5 luglio, per sottoporre alla volontà popolare la proposta dei creditori. «Il mandato elettorale che ha ottenuto il governo Tsipras, con il 36% dei voti al partito Syriza, non basta a prendere una decisione importante come quella di accettare le condizioni proposte ad Atene dai suoi creditori - spiega Varoufakis - Per una decisione del genere ci vuole come minimo il 51%, e questo è il motivo del referendum». Il ministro delle Finanze greco chiede ai colleghi l’estensione del programma di salvataggio in scadenza il 30 giugno di una settimana, il tempo di arrivare al referendum. Ma invano. La risposta è negativa. «Non ci sono le basi per ulteriori negoziati», taglia corto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeubl. «Non si può estendere un programma quando il Paese dice che non lo vuole e indice un referendum sul programma stesso: è una contraddizione di cui tutti ci siamo resi conto», sottolinea il ministro francese Michel Sapin.

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