Riordino delle Agenzie fiscali con l'obiettivo di razionalizzare la spesa e rimodulazione delle sanzioni punendo in maniera più severa i comportamenti fraudolenti e più lieve gli errori formali. È attesto per oggi in Consiglio dei ministri, il primo via libera, in extremis, del governo a cinque decreti attuativi della delega fiscale. La riorganizzazione delle Agenzie fiscali prevede la diminuzione del numero dei dirigenti e la creazione di Posizioni organizzative speciali a cui affidare compiti di alto contenuto professionale. Sembrerebbe quindi tramontata l'ipotesi di una norma ponte in attesa dei concorsi per i dirigenti dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale. L'Agenzia delle Entrate dovrà continuare a fare a meno di circa 800 posizioni dirigenziali cassate dalla Consulta. In pratica dovrà andare avanti con circa 300 dirigenti a fronte dei 1.200 precedenti la sentenza. Nel capitolo sanzioni scompare la controversa norma che fissava al 3% la soglia di non punibilità dei reati fiscali al centro delle polemiche per i presunti vantaggi che avrebbe recato a Berlusconi. Il Cdm esaminerà il provvedimento sulla stima e monitoraggio dell'evasione fiscale; interpello e contenzioso; riscossione. Restano fuori giochi, catasto e le norme per la semplificazione fiscale per le imprese. Per il nuovo catasto, il premier Renzi ha spiegato di voler attendere il riordino della local tax prima di approvare la revisione degli estimi catastali. Un restyling che, riqualificando i 62 milioni di immobili, pur a invarianza di gettito, comporterebbe una diversa tassazione per i proprietari. Infine arriveranno in autunno con la Legge di Stabilità le norme di semplificazione fiscale a favore delle piccole e medie imprese. Il motivo? «Tali provvedimenti richiedono una copertura finanziaria che trova migliore collocazione nella Legge di Stabilità», dice in una nota il vice ministro all'Economia Luigi Casero.
Giro di vite alle Agenzie fiscali, taglio dei dirigenti
Nel Consiglio dei ministri di oggi anche la revisione delle sanzioni. Scompare la norma salva-Berlusconi
