Economia

Renzi espugna la Cassa Costamagna alla presidenza

Bassanini lascia. Diventa consigliere per la banda larga

Oltre tre ore di colloquio, poi Renzi fa diramare da Palazzo Chigi una nota che sancisce l’uscita del presidente dalla Cassa Depositi e Prestiti. Convincere Bassanini a fare un passo indietro non è stato facile e il premier ha addirittura fatto saltare il Consiglio dei ministri per dedicarsi completamente a questa delicata partita. Ma alla fine il cerchio si chiude. Alla presidenza arriva, come si era detto da giorni, Claudio Costamagna, presidente del colosso delle infrastrutture Salini-Impregilo, ex Goldman Sachs, una lunga esperienza bancaria e finanziaria e noto per le sue capacità di «superconsulente» e di merchant banker. Ma soprattutto vicinissimo a Andrea Guerra con cui ha lavorato a stretto contatto nel cda di Luxottica, che è l’ispiratore di gran parte del risico delle nomine di Renzi. Il blitz del premier è così compiuto. Ora ha in mano una cassaforte che gestisce circa 250 miliardi di risparmi postali degli italiani e che può utilizzare «per interventi a sostegno dell’economia nazionale». La Cdp diventa così il braccio finanziario della politica industriale del governo. Una nuova Iri? L’interrogativo è sospeso. Ma non può sfuggire a chi ha un po’ di memoria che Costamagna fu tra gli ospiti del panfilo Britannia su cui negli anni ’90 si decisero le privatizzazioni dell’industria di Stato italiana. Per Bassanini si aprono altre strade. Al momento trasloca a Palazzo Chigi come «consigliere speciale» per la banda larga ma le indiscrezioni lo danno già nella rosa dei candidati Pd per la Consulta. Accanto a Costamagna come amministratore delegato, al posto di Giovanni Gorno Tempini dovrebbe arrivare un altro banchiere, Fabio Gallia, capo di Bnl (gruppo Bnp Paribas). La nota del premier non ne parla perchè Gallia ha di fronte un ostacolo: è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Trani per un caso di vendita di derivati e lo statuto della Cdp vieta la nomina in caso di rinvio a giudizio, ma sarebbe già pronto il cambio del regolamento. Le Fondazioni, soci di minoranza della Cassa, che fino alla vigilia hanno puntato i piedi sostenendo Bassanini, ottengono garanzie sui dividendi per i futuri investimenti (il 18%). Con questa concessione Renzi è riuscito a imporre la nomina del presidente che per statuto sarebbe spettato alle Fondazioni. Il premier spiega il cambio della guardia con il fatto che «l’Italia si trova oggi a un passaggio decisivo per la ripresa e il rafforzamento del ruolo di Cdp risulta ancora più cruciale». Ma sul nuovo ruolo della Cdp si sono già accesi i riflettori europei. L’Unione teme che la Cassa da soggetto privato si trasformi in una nuova Iri.

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