Economia

Poletti: nessun Grande Fratello con i controlli a distanza

Il ministro respinge le accuse: le norme rispettano la privacy

Il ministro del Lavoro assicura che «non c’è nessun Grande Fratello e nessuna liberalizzazione» ma per la Cgil è «uno spionaggio nei confronti dei lavoratori, lo sconvolgimento della vita delle persone». La norma inserita nel decreto attuativo del Jobs Act sul controllo a distanza dei telefonini e dei pc dei lavoratori ha scatenato un putiferio. A fare la voce grossa è soprattutto il numero uno della Cgil, Susanna Camusso che ha preso di petto il ministro Poletti accusandolo di consentire alle aziende di esercitare un vero e proprio spionaggio sui lavoratori. La sindacalista accusa il governo di colpo di mano, di stravolgimento delle norme sulla privacy, di «abuso». E a nulla valgono le rassicurazioni del ministro Poletti che ha messo in evidenza come invece nulla sia cambiato per quanto riguarda l’introduzione di telecamere o impianti di controllo nelle aziende. «Come prima, occorre l’autorizzazione sindacale o della direzione del lavoro». Il ministero poi precisa che non c’è alcun stravolgimento dello Statuto dei Lavoratori ma un «adeguamento alle innovazioni tecnologiche» e comunque «è in linea con le indicazioni del Garante della Privacy in particolare sull’utilizzo della posta elettronica e di internet». Quanto agli strumenti di controllo introdotti in azienda, «non c’è nessun Grande Fratello, piuttosto le esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale». Alla Cgil che contesta la possibilità di «spiare» computer e telefonini, Poletti risponde che in questo caso non è necessario il consenso sindacale perché si tratta di strumenti di lavoro. Ma la Cgil non molla e promette battaglia durante l’iter parlamentare oltre a valutare la possibilità di ricorsi giudiziari. Sulla stessa linea la Uil con il segretario generale Carmelo Barbagallo che alza il tono della polemica: «la norma rappresenta l'ennesimo strumento di un neoliberismo dalla faccia buona, ma non meno sfrenato di quello antico». A favore dei controlli invece la Confindustria. La norma «non mi sembra una cosa così grave» rilancia il presidente Giorgio Squinzi, «chi ha la coscienza pulita non dovrebbe temere nessun tipo di controllo. E comunque nessuno ha intenzione di controllare i lavoratori».

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