Economia

Arriva il nuovo codice dei giochi lotta all’illegalità e al riciclaggio

Il testo potrebbe arrivare nel prossimo Consiglio dei ministri

Arriva il codice unico dei giochi, la riorganizzazione del settore che si attendeva da tempo e che dovrebbe essere presentata nel prossimo Consiglio dei ministri nell’ambito della delega fiscale. Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ci sta lavorando da tempo e ora la bozza che il Tempo è in grado di anticipare, è pronta per l’esame definitivo. Il testo ha come obiettivo il contrasto delle attività di gioco irregolare, la repressione dell’attività di riciclaggio, la trasparenza dell’offerta e la tutela dei minori. Una particolare attenzione è dedicata a forme di gioco che si servono delle nuove tecnologie, dai tablet agli smartphone. Ma c’è anche un cambiamento del sistema di tassazione e delle sanzioni. Il business del settore dei giochi vale circa 80 miliardi l’anno e assicura allo Stato un gettito per le casse dello Stato di 8 miliardi. Una bella torta e gli appetiti come gli interessi in gioco sono molti. La materia al momento è nebulosa, le numerose zone d’ombra hanno consentito il proliferare dell’illegalità. Ma soprattutto c’è il difficile rapporto tra i concessionari e le società di gestione. La nuova fiscalità prevista dalla bozza di Baretta prevede lo spostamento dell’imposizione dal giocato ai ricavi. Questo significa che le tasse verrebbero calcolate sulla differenza tra quanto giocato e quanto restituito sotto forma di vincita. Ci sarebbe inoltre un aumento delle aliquote che nel caso delle videolottery salirebbero dal 13 al 60%. Inoltre si prevede un canone di concessione pari allo 0,8 per cento delle somme giocate a partire dal 1° gennaio 2007. Il provvedimento poi dovrebbe risolvere anche la questione del rapporto tra i concessionari e i gestori. La scorsa legge di Stabilità ha imposto una sovrattassa da 500 milioni. I concessionari hanno pagato la prima rata da 200 milioni anticipando quanto dovevano versare le società di gestione e a ottobre dovranno far fronte ai restanti 300 milioni ma vogliono la garanzia che i gestori restituiranno il dovuto. L’art. 29 della bozza della delega però non dà una risposta a questo problema perchè attribuisce tutto il rischio di credito in capo ai concessionari, addirittura prevedendo che l’Agenzia dei Monopoli si rivalga sul deposito cauzionale costituito con lo 0,5% della raccolta. Inoltre il provvedimento entrerebbe in vigore da gennaio prossimo lasciando il settore nel caos per quest’anno. I concessionari sono sul piede di guerra. In un incontro al ministero dell’Economia avevano avuto assicurazione che sarebbe stato risolto il nodo della ripartizione dell’onere dei 500 milioni tra gli attori della filiera. E soprattutto avevano ottenuto l’impegno da parte del Mef che il rischio di credito del mancato pagamento da parte dei gestori non sarebbe ricaduto sui concessionari. La bozza del provvedimento però non va in questa direzione e l’Acadi, l’associazione dei concessionari, ha minacciato battaglia. Il rischio è che si vada a un ricorso alla Corte di giustizia europea come accaduto per le sigarette elettroniche.

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