Economia

Le imposte al tempo di Renzi Niente da fare, aumentano

Nel 2012 disse: no a nuove tasse. Ma con lui pressione record

Correva il 2012 e sul tema del fisco il giovane economista Giuliano Da Empoli, curatore del programma del sindaco di Firenze per le primarie del Pd, affermava trionfante: «Renzi è l’unico contrario a qualsiasi nuova imposta. Bersani e Vendola sono entrambi favorevoli alla patrimoniale e il leader di Sel anche a un’imposta alla Hollande sui redditi oltre un milione di euro». Un’affermazione che mitigava ma non placava la sete di vendetta degli italiani contro il fisco asfissiante. Quell’anno l’erario fermò le sue pretese al 43,3% della ricchezza prodotta. L’anno successivo, quando ancora Renzi non aveva responsabilità di governo la pressione salì ancora al 43,4%. Poi arrivò Renzi ma per il contribuente speranzoso cambiò poco. Secondo l’Istat infatti nell’intero 2014 il rapporto tra gettito fiscale e Pil – cioè appunto la pressione fiscale – è risultato pari al 43,5%, in salita di altri 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. E per il 2015 ancora in corso le speranze di risparmio sono molto risicate.   IL GIOCO DI PRESTIGIO Inutile illudersi insomma sul potere taumaturgico di Renzi nel far calare le tasse. A smorzare il suo proverbiale entusiasmo è stato il suo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che nell’audizione sulla legge di stabilità presso la Commissione di Bilancio alla Camera ha detto: «Nel 2015 la pressione fiscale diminuirà di un punto decimale. Ma nel biennio 2016-2017 si stabilizzerà al 43,6%». Insomma si torna a livelli ancora più alti che nel passato. Un modo delicato per dire che, a partire dal 2016, gli italiani potranno contare sull’ennesima stangata. SCONTI SOLO ALLE IMPRESE I privilegiati dalla riduzione delle imposte finora sono in gran parte le imprese alle quali il governo ha eliminato la componente lavoro dell’Irap – quasi 6,5 miliardi di tasse in meno – e gli sgravi sulle imposte e sui contributi futuri, per un periodo di 3 anni, per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Un regalo agli imprenditori, giusto tributo alla sponsorizzazione della Confindustria al governo Renzi, compensato però dai rincari per tutti. Dal primo gennaio di quest’anno sono scattati aumenti per benzina e gasolio, tasse sulle auto storiche, acqua potabile, contributi previdenziali per artigiani e commercianti, pedaggi autostradali, Iva per l’acquisto di Pellet e persino su birra e prodotti alcolici. AUMENTI IN AGGUATO Non solo. Nella legge di Stabilità per il 2015 è inserita la clausola di salvaguardia che contiene tre aumenti dell’Iva, a partire dal 2016 per finire al 2018: se mancheranno o non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review, tasse più alte giù il prossimo anno. Le aliquote Iva del 10% (che arriverà al 13% del 2017) e del 22% (che, partendo da 24% a partire dal 2016, toccherà il 25,5% dal 2018).

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