Economia

Imu e Tasi raddoppiate sui negozi

Il dossier della Cgia: "In 4 anni gettito passato da 5 a oltre 10 miliardi» Record per gli studi privati". Entro domani il pagamento dell’acconto

È partito il conto alla rovescia. Ci sono ancora due giorni per pagare l’acconto della Tasi e dell’Imu. Sono quasi 20 milioni i proprietari di prima casa e 25 quelli che possiedono altri immobili a dover versare la prima rata. Il conto sarà di 12 miliardi di euro. Per la Tasi il costo medio complessivo è di 180 euro. L’aliquota media, invece, si attesta all’1,95 per mille. Ovviamente i costi salgono nelle città capoluogo, dove si pagarà, in media, una Tasi di 230 euro (115 euro per l’acconto), con punte di 403 euro. La Uil, che nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto dettagliato, non ha dubbi: «La tendenza seppur minima» è che «anche per quest’anno la pressione fiscale sulla casa è destinata a crescere», nonostante gli annunci del governo che prometteva il blocco delle aliquote. Entriamo nello specifico. «Anche se la tendenza generale è quella di confermare le aliquote dello scorso anno - spiega il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy - 60 Comuni hanno rivisto leggermente al ribasso le aliquote, ma ben 173 Comuni le hanno riviste al rialzo e, tra questi, 5 città capoluogo». In particolare ad Enna l’aliquota passa dall’1 per mille dello scorso anno al 2,5 per mille di quest’anno; a Modena dal 3,1 per mille al 3,3; a Sondrio dal 2 per mille al 2,5 per mille; mentre a Potenza la detrazione fissa di 100 euro è stata diminuita a 50 euro e quella per i figli minori è passata da 50 euro a 25. A Treviso la detrazione fissa di 200 euro è scesa a 150. Brutte notizie anche per negozianti e arigiani. Con l'Imu e la Tasi, infatti, «le tasse su negozi, uffici e capannoni sono raddoppiate» dice la Cgia, sottolineando che tra il 2011 e il 2014 «la tassazione sugli immobili strumentali ha subito una vera e propria impennata», tanto che «dai 5 miliardi di gettito dell’ultima Ici pagata», l’anno scorso «il prelievo ha superato i 10 miliardi». Un vero e proprio record. Nello specifico gli aumenti sono stati pari a +142% per uffici e studi privati; +137% per negozi e botteghe; +107% per laboratori di arti e mestieri; +101% per gli istituti di credito; +94% per gli immobili a uso produttivo. I calcoli fatti dall’Ufficio studi della Cgia hanno preso come riferimento iniziale il 2011, l’ultimo anno in cui si è pagata l’Ici. In quest’analisi, spiega ancora l’associazione, «non si è tenuto conto del risparmio fiscale concesso dalla legge. Così come avvenuto nel 2014, anche per quest’anno la Tasi per le aziende è completamente deducibile dal reddito di impresa, mentre l’Imu lo è solo per una quota pari al 20 per cento». «Tendenzialmente - segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - i sindaci hanno mantenuto relativamente basso il livello di tassazione sulle prime case, innalzando, invece, quello sugli immobili ad uso produttivo e sulle abitazioni diverse dalla principale. Insomma, hanno fatto cassa sulle spalle degli imprenditori, sfruttando le situazioni più surreali a cui la legge ha dato origine, come, ad esempio, l’applicazione dell’Imu su alcune tipologie di macchinari. Una vera e propria follia». In termini assoluti sono stati i capannoni (categoria D) a «produrre» il gettito più importante: se nel 2011 il prelievo era stato di 3,17 miliardi, nel 2014 è salito a 6,15 miliardi di euro (con una variazione superiore al 94%). Sui negozi e sulle botteghe artigiane si è passati da un prelievo di 809 milioni a 1,9 miliardi di euro (+137%). Per gli uffici e gli studi professionali, con l’Ici il carico fiscale era di 545 milioni, che con l’avvento dell’Imu e della Tasi è aumentato fino a toccare 1,32 miliardi di euro (+142%). Sui laboratori, infine, dai 228 milioni versati nel 2011 si è passati ai 473 milioni di euro pagati l’anno scorso (+107%). Da un punto di vista metodologico, segnala la Cgia, «per ciascuna tipologia di imposta è stata utilizzata l’aliquota media risultante dall’analisi delle delibere dei Comuni capoluogo di provincia. Per ogni tipologia immobiliare, invece, la rendita catastale media è stata ricavata dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate». Una situazione insostenibile, più volte denunciata dalle organizzazioni, soprattutto perché colpisce imprenditori e artigiani in un momento di crisi economica.

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