Economia

Acea pronta al risiko delle fusioni

Aggiornato il piano industriale: più investimenti sui termovalorizzatori L’ad Irace dà luce verde alle aggregazioni tra utilities del Centro e Sud Italia

Acea è pronta per il risiko delle fusioni che dovrebbe interessare le utilities (le aziende che distribuiscono energia e acqua nei comuni italiani) nei prossimi mesi. Un piano che nasce dalla necessità di razionalizzare le ex municipalizzate, tagliare le inefficienze prodotte dalla frammentazione sul territorio delle diverse realtà e, in diversi casi, dalle ingerenze politiche. Un disegno sollecitato dal ministero del Tesoro e dal lavoro di Carlo Cottarelli, mister spending review, di tagliare costi attraverso accorpamenti e fusioni delle società partecipate dal pubblico, tra le quali appunto molte delle principali utilities del Paese. A questo fine sarebbe pronto anche la dote finanziaria del Fondo Strategico Italiano, creatura della Cassa Depositi e Prestiti, che nasce proprio con l’obiettivo di investire e valorizzare imprese di interesse nazionale insieme al Fondo per le infrastrutture, partecipato da Cdp che ha già investito in passato in aziende energetiche. Dunque le premesse per l’avvio del processo di consolidamento del settore, a livello governativo, ci sono. E ieri l’affermazione dell’ad di Acea dopo la presentazione del piano industriale ha dato la prima luce verde da Roma all’avvio del risiko. «Siamo pronti a fare la nostra parte fino in fondo per favorire e realizzare il processo di consolidamento tra le utilities del Centro-Sud Italia, se e quando i livelli istituzionali interessati muoveranno concretamente in questa direzione» ha detto Irace. Via libera dunque a un processo che, ragionando per ipotesi, non può che partire da Roma per salire a Firenze con la Publiacqua, società che Irace ben conosce visto che vi ha operato fino allo sbarco a Roma e nella quale è implicito l’interesse del premier Matteo Renzi (ex primo cittadino del capoluogo toscano e che vedrebbe con favore la crescita dimensionale della società toscana) e che potrebbe finire con lo sposalizio sempre cercato, ma mai consumato con la quotata bolognese, Hera, gruppo già specializzato nella produzione energetica dai rifiuti. Un matrimonio che, nelle premesse, sarebbe dorato per lo sviluppo congiunto di nuovi business. Non è un caso che ieri nell’aggiornamento del piano industriale Acea abbia dichiarato l’intenzione di «diventare il terzo operatore nazionale nel settore del trattamento industriale dei rifiuti», attraverso «nuovi investimenti per potenziare la capacità di termovalorizzazione e di compostaggio». Fra gli interventi previsti «il completamento della terza linea dell’impianto WTE di San Vittore», «il potenziamento-sviluppo di impianti di compostaggio» e «il consolidamento nella Regione Lazio mediante il revamping di impianti WTE». L’azienda parla di «interessanti opportunità di crescita», grazie «al posizionamento strategico e al contesto di riferimento, caratterizzato dalla necessità di nuove infrastrutture per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti nella Regione Lazio». Nel dettaglio, si prevedono «235 milioni di euro di investimenti» nel quadriennio. A livello di trattamento e smaltimento, l'obiettivo, secondo l'azienda, è passare dalle «774 tonnellate del 2014» alle «1.811 del 2019», fissate dal piano.

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