Economia

Schiaffo di Renzi assente in Confindustria

Il presidente usa toni soft: nulla da chiedere. Peccato qualche manina anti imprese

Un’assenza che pesa, che si fa sentire. Nel giorno dell’appuntamento più importante di Confindustria, l’Assemblea, che è anche l’ultima di Giorgio Squinzi come presidente, Renzi non si fa vedere. Preferisce far visita allo stabilimento di Melfi dove viene ricevuto con un pieno di elogi dal numero uno di Fiat-Chrysler. Ovvero da quello stesso Marchionne che ha sbattuto la porta di Confindustria e ha portato la Fiat fuori dal sistema associazionistico. Una defezione che ha un preciso significato politico. Un modo per ribadire la distanza da un mondo, quello della rappresentanza, che considera superato. Non solo quindi i sindacati ma anche Confindustria. Di contro la vicinanza al territorio, alle imprese soprattutto se queste gi fanno da grancassa, da spot per le riforme. Squinzi però incassa lo sgarbo istituzionale con signorilità e mostra l’altra guancia. I toni del presidente degli industriali sono soft, le polemiche sono punture di spillo. «Oggi non ho richieste nè intendo lamentarmi con il Governo di alcunché» manda a dire a Renzi. «Gli chiedo semplicemente di non smarrire la determinazione perché questa è la condizione necessaria, indispensabile, per cambiare il Paese». Squinzi non strappa con il premier nemmeno quando dice che «questo governo che pure pare più attento, la manina antimpresa ogni tanto si esercita». Un riferimento in particolare al canone su imbullonati, la Tasi sugli immobili invenduti, i reati ambientali, il falso in bilancio, talmente indeterminato da diventare incerto e pericoloso. Casi, dice, «tanto assurdi che faccio fatica a raccontarli all'estero». È un nodo spiega di tipo culturale: «un ambito mentale che pensa ancora all'imprenditore come a un nemico della collettività». Per Squinzi «c'è una giurisprudenza studiata e scientificamente realizzata contro l'impresa». Squinzi rivendica impegno e risultati. «Le riforme avviate e alcune misure di politica economica adottate testimoniano del lavoro svolto dal Governo e, lasciatemi orgogliosamente dire, sono - rivendica - una cifra importante anche dell'impegno di Confindustria a favore delle imprese». Ed alla platea Squinzi dice: «Ai più giovani dobbiamo raccontare che noi siamo stati, siamo e saremo protagonisti, non comparse, della storia dell'industria mondiale, quella già scritta e quella ancora da scrivere». Un invito a guardare avanti con «quello stesso coraggio e la stessa voglia di rischiare per modernizzare la nostra società che hanno caratterizzato gli anni del dopoguerra». Numerose le critiche nel parterre all’assenza del premier. «È un segnale molto negativo per le imprese perché questo - dice il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni - è un momento molto importante per loro. Mi pare una disattenzione incomprensibile anche perché, al posto di essere qui, è andato a Melfi da Marchionne». Per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan «il premier, che fa bene a visitare le aziende italiane, avrebbe fatto altrettanto bene a venire ad ascoltare le proposte di chi rappresenta le imprese, cioè l'associazione di Confindustria». Una vicinanza quella tra Fca e Renzi che non rappresenta un debutto, come sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: «Non è certo la prima volta che il presidente del consiglio va a visitare la Fiat e dimostra amicizia all'amministratore delegato, quindi non ci vedo una straordinaria notizia».

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