La direttiva europea sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese è entrata in vigore il 1° gennaio del 2013. Lo Stato avrebbe dovuto pagare i suoi debiti con le aziende entro 30 giorni dalle fatture, 60 nel caso della sanità. È rimasto un sogno. Nonostante la retorica, gli annunci del governo e le pressioni dell’opposizione, soltanto una parte di soldi è arrivata alle aziende. Per questo, ricorda l’eurodeputato, ex commissario Ue e autore della direttiva, Antonio Tajani, «già dopo un anno e tanti avvisi caduti nel vuoto, ho aperto una procedura d’infrazione per fare in modo che il nostro Paese rispettasse la nuova norma». La situazione è stata disperata fin da subito? «Ho nominato due advisor che hanno preparato rapporti sui pagamenti e ho avuto sempre il quadro preciso dei ritardi». Si aspettava che l’Italia non si sarebbe adeguata alla direttiva? «Non mi sono mai arreso. Ho presentato alcune interrogazioni in Parlamento. Tutti sapevano ma siamo arrivati a questo punto». Eppure Renzi aveva detto che avrebbe pagato tutti i debiti della pubblica amministrazione. Si ricorda la famosa scommessa con Bruno Vespa a «Porta a Porta»? Il premier mise come termine il giorno di San Matteo dell’anno scorso. «Forse intendeva un anno diverso. Non lo dico per fare propaganda, lo certificano i dati. Tant’è che dopo di me la Commissione europea ha tenuto in piedi la procedura d’infrazione contro l’Italia». Due giorni fa si è lamentata anche la Banca d’Italia. «Sì. E pensare che quando lo dicevo io il governo s’infuriava». Comunque una parte dei debiti è stata pagata... «Nessuno sa quanto. Eppure coprire i debiti significava dare soldi alle aziende e queste avrebbero pagato i lavoratori che, sicuramente, avrebbero rilanciato i consumi. Sarebbe stata una manovra perfetta ma il ministero dell’Economia non vuole pagare. È questo il punto». Perché il ministero non paga? «Perché se dà questi soldi alle imprese non può usarli per altre cose. Si tratta anche di una questione di potere e di scelte politiche. Una volta un autorevole banchiere mi ha detto: "Noi abbiamo i fondi per pagare le imprese ma se lei continua a sollecitare questa questione faremo di tutto per non tirarli fuori"». Chi era? «Non lo dico ma mi sembra una presa di posizione chiara». E intanto le aziende chiudono... «Da un’indagine che abbiamo condotto risulta che la prima cosa che fa un’impresa quando non riceve i soldi dall’amministrazione pubblica è licenziare i dipendenti. È inutile che poi il governo ci viene a dire che aumenta i posti di lavoro». Poi ci sono i cittadini infuriati. «Lo Stato li insegue con Equitalia quando devono pagare, poi quando è lo Stato a dovere soldi a loro non rispetta la legge. Dovrebbe invece dare il buon esempio». Adesso che succederà? «Il governo e le altre amministrazioni pubbliche continueranno a fare orecchie da mercante». Quali amministrazioni pagano peggio e quali meglio? «Quasi tutte non pagano. Basti pensare che soltanto 5 Asl in Italia rispettano la direttiva dell’Ue e saldano i fornitori entro 60 giorni. Le amministrazioni virtuose sono pochissime». Dunque l’unica speranza di invertire la rotta è che la procedura d’infrazione vada avanti? «Se la procedura arriva alla fine ci saranno multe salatissime per l’Italia. Qui si rischia di fare la fine delle quote latte. E stavolta non si può dire che l’Europa è matrigna. La colpa è della burocrazia del nostro Paese». Ma in Europa i suoi colleghi si stupiscono? «Ormai non più. È un dato assodato: l’Italia è il peggior pagatore d’Europa».
Tajani: "Renzi non salda i conti. Europa pronta alle multe"
L'eurodeputato: "Dal premier solo retorica e promesse mancate. Macché posti di lavoro, le società continuano a chiudere"
