Economia

L'Italia finalmente riparte. Con fatica

"Consumi e investimenti iniziano a dare i primi frutti ma sugli effetti del jobs act il giudizio è prematuro"

Dalla Banca d’Italia arriva una ventata di ottimismo sulla possibilità che il Paese esca definitivamente dalla crisi. La ripresa c’è - secondo il Governatore della Banca d’Italia nelle Considerazioni finali ieri a Palazzo Koch - e va sostenuta. Con le riforme, che vanno attuate ed estese ad altri settori. Così come l’occupazione può tornare a crescere, anche se ci sono rischi, soprattutto per il Sud. Intanto, i conti vanno tenuti a posto e ci si deve rapportare con l’Europa avendo rispettato gli impegni. A maggior ragione, di fronte all’acuirsi della crisi greca, che può alimentare nuove tensioni. L'analisi del Governatore Visco descrive i passi avanti compiuti ma esorta a non abbassare la guardia. La premessa è nella fotografia congiunturale. Anche in Italia, pur in un quadro «più debole» rispetto al resto dell’area euro, «si è avviata la ripresa». L'aumento del pil nel primo trimestre «interrompe una lunga fase ciclica sfavorevole; proseguirebbe nel trimestre in corso e in quelli successivi», segnala il numero uno di Via Nazionale. A sostegno di questa previsione, Visco elenca i fattori che stanno contribuendo a una prima inversione di tendenza. «All’accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della domanda interna. prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, soprattutto per beni durevoli, anche grazie alle migliori prospettive del reddito disponibile». In questo scenario, prosegue il Governatore, «la dinamica degli investimenti è tornata positiva; secondo le valutazioni delle imprese potrà rafforzarsi nel corso dell’anno». In questo quadro, avanti con le riforme strutturali: torna, puntuale, il leit motiv di tutte le ultime Considerazioni finali del Governatore. Visco, quest’anno, focalizza la sua attenzione su un’azione di riforma che, riconosce, «è stata avviata» e che «è riconosciuta a livello internazionale da istituzioni e mercati». Ora, avverte il numero uno di Via Nazionale, «per non deludere le aspettative di cambiamento occorre allargarne lo spettro e accelerarne l’attuazione». In alcuni casi, osserva, «i benefici non sono immediati ma questo è un motivo in più per agire, «perseguendo un disegno organico e coerente». Poi la frecciatina a Renzi e all’enfasi messa da Palazzo Chigi nel commentare i primi risultati del Jobs Act. Per Bankitalia sarebbe «prematuro» dare oggi un giudizio sui suoi effetti. Nelle sue considerazioni Visco rileva che «la forte espansione delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015», spinta dagli sgravi fiscali, «è un segnale positivo; suggerisce che con il consolidarsi della ripresa l’occupazione potrà crescere ed orientarsi verso forme più stabili». Certo - spiega - dare un giudizio sull'efficacia delle misure è ancora prematuro. Non manca quindi di fare pressing su «una compiuta integrazione delle politiche attive e passive del lavoro». Nuove competenze, quelle che consentono di recuperare il passo della crescita, possono arrivare «con efficaci percorsi di riqualificazione e se il sostegno al reddito durante la disoccupazione consentirà di affrontarsi dignitosamente». Sono queste alcune delle misure del Jobs Act per le quali è in arrivo l'attuazione. Agli imprenditori Visco riconosce che c'è «una rinnovata capacità di competere delle imprese italiane», è «segnalata da una crescita in volume delle esportazioni di beni maggiore di quella della domanda sui nostri mercati di sbocco», ed in particolare fuori dall'area euro. Ma avverte: «I risultati delle imprese più efficienti», quelle che vedono aumentare le loro vendite all'estero e che hanno investito ed innovato, «contrastano con quelli di una parte considerevole del sistema produttivo, caratterizzata da una scarsa propensione ad innovare e da strutture organizzative e gestionali più tradizionali». Non manca però un pungolo per le imprese. «L'attività innovativa è in Italia meno intensa che negli altri principali paesi avanzati, soprattutto nel settore privato». E - indica il governatore di Bankitalia alle imprese - il ritardo è anche su organizzazione e gestione delle aziende. Oltre che nell'annoso problema della capacità «molto inferiore» di svolgere attività di elevato contenuto tecnologico. L'allarme è anche per i fattori esterni che frenano le imprese (dalla burocrazia della P.a. ai ritardi della Giustizia, ed alle carenza del sistema di istruzione e formazione) ed è netto sul fronte di corruzione, al quale dedica un intero capitolo, e mafia: perché la situazione determinata dagli «ostacoli all’attività delle imprese e alla loro crescita», avverte Visco, è «aggravata dai fenomeni di corruzione e in più aree dall'operare della criminalità organizzata».     I 5 PUNTI CHIAVE DELLA RELAZIONE DEL GOVERNATORE     - Le Popolari hanno cambiato passo. Ora tocca al Credito Cooperativo     - Senza edilizia non si crea ricchezza     - Più soldi grazie a Draghi     - Una carezza a Renzi sul bonus 80 euro     - La richiesta: se la banca fallisce pagano anche soci e correntisti

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