Economia

La Ue boccia la norma sull’Iva Rischio aumento della benzina

Con il "no" di Bruxelles si apre un buco da 700 milioni

Un’altra grana arriva sul tavolo del governo. Chiusa la partita della sentenza della Consulta sulle pensioni, Renzi deve vedersela ora con Bruxells. Il rischio questa volta è che si apra un buco da 700 milioni nel bilancio pubblico e per evitarlo scatterebbe l’aumento delle accise della benzina. Tutto ha origine dalla bocciatura da parte della Commissione europea della richiesta italiana di estendere il «reverse charge» dell’Iva alla grande distribuzione. L’effetto valutabile in 700 milioni era stato inserito nella legge di Stabilità. La norma prevedeva che sarebbe spettato al commerciante il versamento sia della quota di Iva sull'acquisto del bene sia sulla vendita finale. Secondo il governo questo avrebbe impedito una forma di evasione molto diffusa e anche la formazione di crediti fiscali. Le vecchie regole prevedono che il produttore vende la merce con l'Iva che incassa e versa, l'intermediario paga la merce con l'Iva e la rivende applicando l'Iva all'acquirente successivo, ma prima di andare alla cassa del fisco deve vedere se ha un debito o se tra Iva-acquisto e Iva-vendita vanta un credito. Il reverse charge «rovescia» il concetto. A versare concretamente l'Iva non è più chi vende ma chi acquista, con una sorta di autofattura sul venditore (che quindi non potrà più far finta di non aver venduto la merce). Solo nell'ultimo passaggio il commerciante paga l'Iva sull'acquisto e l'ulteriore quota che applica sulla vendita. Ma la Commissione ha deciso appunto che tale ipotesi «non è in linea con l'articolo 395 della direttiva sull'Iva». Inoltre «non c'è evidenza sufficiente che tale misura contribuirà a contrastare le frodi». Per cautelarsi da un eventuale blocco della Ue, che il governo aveva messo in conto, e quindi da un ammanco in bilancio, era stata prevista la clausola di salvaguardia, ovvero l’aumento delle accise di benzina e gasolio da far a partire dal 30 giugno. La bocciatura di Bruxelles non è arrivata inaspettata. Il ministero dell’Economia dai contatti recenti con la Commissione aveva capito che si sarebbe arrivati a questo punto. E ieri Padoan ha fatto sapere subito che è al lavoro per trovare una soluzione. Già Confindustria aveva pesantemente criticato la manovra, indicando i possibili rischi di uno stop comunitario. Secondo le imprese si trattava di un prestito forzoso all'erario, visto che quelle che vendono i beni non avrebbero più incassato l'Iva (versata allo Stato dagli acquirenti) dai clienti, ma avrebbero dovuto chiedere un rimborso allo Stato, con problemi di accumulo di crediti Iva e mancanza di liquidità in cassa.

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