La Commissione Ue boccia la richiesta italiana di deroga per estendere la "reverse charge" dell'Iva alla grande distribuzione perché non è in linea con l'articolo 395 della direttiva sull'Iva. Il "reverse charge", introdotta con la Legge di Stabilità, consente un diverso meccanismo di applicazione dell'Iva allargandola alla grande distribuzione ed eliminandone la possibilità di detrazione. Buco da oltre 700 milioni: rischio aumento benzina. La bocciatura dell'Ue al meccanismo di reverse charge crea un "buco" di 728 milioni che, secondo quanto prevede la clausola di salvaguardia, sarà coperto attraverso l'aumento delle accise sulla benzina a partire da giugno. I timori dello stop da parte dell'Ue al meccanismo di inversione contabile Iva, che con la legge di stabilità 2015 sono stati estesi a diversi settori della grande distribuzione, si sono concretizzati con la decisione di oggi della Commissione europea. L'altra norma in bilico, lo split payment, è ancora in fase di analisi da parte dell'Ue. La sua eventuale bocciatura costerebbe altri 998 milioni di euro, per un totale di circa 1,7 miliardi. Il mancato gettito dovrà essere coperto con l'aumento automatico delle accise sui carburanti, che potrà scattare a partire dal 30 giugno. Cos'è il "reverse charge". Si tratta, come tradotto dall'inglese, di un'inversione contabile e viene previsto che il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio dello Stato, deve pagare l'imposta in luogo del cedente o prestatore. Quest'ultimo riceve dal cliente così l'importo del bene ceduto o della prestazione eseguita, in modo tale da essere esonerato dall'obbligo di versare l'Iva dell'operazione eseguita. In realtà scopo della norma molto discussa e invisa agli industriale è quello di evitare le frodi Iva, in quanto il cedente non corre il rischio di "dimenticare" il versamento dell' Iva mentre il cessionario non può "dimenticarsi" di annotare l'Iva perché altrimenti sarebbe nulla la registrazione. Ma nulla cambierebbe per l'Erario. Per gli industriali, tale meccanismo penalizzerebbe in particolar modo la grande distribuzione e per questo motivo suggeriscono che vada incrementata la soglia di compensazione dei crediti Iva fino a 1 milione di euro e vadano assicurati fondi adeguati per i rimborsi. Tesoro: "Troveremo altre soluzioni". Dal Ministero Tesoro la notizia non è appresa come una novità. Negli ultimi tempi, visti i contatti con Bruxelles, si era fatto chiaro l'indirizzo della Commissione nella direzione ufficializzata oggi. Per questo, fanno sapere dal dicastero, sono già allo studio soluzioni per limitare l'impatto sui conti pubblici. Per tutelarsi da un eventuale stop comunitario, il governo si era cautelato con il classico aumento delle accise della benzina e del gasolio da far scattare dopo il 30 giugno. Anche l'eventuale riserva del "tesoretto" si è resa indisponibile, visto che è stata dirottata sulle pensioni. Recentemente, Padoan aveva assicurato "l'impegno del governo a eliminare tutte le clausole di salvaguardia", compresa questa. Anche oggi, dal ministero dell'Economia si precisa che c'è la volontà di evitare qualsiasi rincaro dei carburanti. Le reazioni. Confindustria esprime soddisfazione per il "semaforo rosso" della Commissione Europea alla richiesta dello Stato italiano di autorizzare l'introduzione del meccanismo del reverse charge. In una nota, l'associazione degli industriali ricorda che "la Commissione Europea accoglie quindi i rilievi che Confindustria aveva evidenziato anche mediante la presentazione, lo scorso 10 marzo, di un complaint ufficiale, ritenendo che la norma della Legge di stabilità 2015 non fosse in linea con le regole e con le finalita' delle disposizioni comunitarie in materia di Iva". "Apprezziamo, in particolare - si legge nella nota di Confindustria - che la Commissione abbia confermato quanto da noi sostenuto circa l'inefficacia della misura al fine di contrastare le eventuali frodi nel settore delle forniture a supermercati, ipermercati e discount alimentari". "Siamo molto soddisfatti soprattutto perche' i fornitori della GDO possono tirare un sospiro di sollievo, evitando di dover subire le pesanti conseguenze finanziarie che il reverse charge avrebbe loro causato, non consentendo un veloce recupero dei crediti Iva che queste imprese avrebbero maturato. Auspichiamo che la Commissione Europea dimostri altrettanta ponderazione nell'esprimere le proprie valutazioni anche su di un'altra misura controversa per le imprese, quale è lo split payment per l'assolvimento dell'Iva sulle forniture alla pubblica amministrazione, le cui ricadute finanziarie sul sistema imprenditoriale si stanno rivelando altrettanto gravi", conclude la nota. Anche Confcommercio esprime soddisfazione per la mancata autorizzazione all'Italia sull'introduzione del reverse charge nei rapporti tra gdo alimentare e i propri fornitori. "Occorre ora però scongiurare l'attivazione della clausola di salvaguardia che porterebbe all'incremento dell'accise sulla benzina e sul gasolio. Tali risorse devono essere reperite attraverso tagli di spesa pubblica improduttiva e non attraverso nuovi incrementi di imposta".
Iva, Ue boccia la "reverse charge": buco da 700 milioni
La Commissione europea blocca l'inversione contabile applicata alla grande distribuzione. La clausola di salvaguardia prevede un incremento delle accise sui carburanti. Il Tesoro: "Troveremo altre soluzioni"
