Economia

Irregolare il 12% dei lavoratori

Nessuna ripresa per l'occupazione. Due su tre part time involontari

È irregolare più di un occupato su dieci e due su tre sono part time ma in modo involontario. È questo lo scenario del mercato del lavoro come viene fotografato dal’Istat. Guardando alla media del 2010-2012, l'Istituto conta 2,3 milioni di irregolari. La ripresa è alle porte dice l’istituto ma ancora non si vedono gli efetti sull’occupazione. E a soffrire di più è sempre il Mezzogiorno. Il quadro delineato dal presidente dell'Istituto, Giorgio Alleva, poggia su una voluminosa banca dati che fa luce su tutti gli aspetti della vita economica del Paese. La disoccupazione rappresenta ancora la bestia nera. «Il lavoro arriva dopo» e probabilmente bisognerà aspettare l'inizio del 2016 per capire quale siano gli effetti della crescita sull'occupazione. Per ora quel che sembra certo è il ritorno a un Pil positivo: «immaginiamo che la crescita continuerà e probabilmente si rafforzerà nella parte successiva dell'anno», assicura il numero uno dell'Istat. Senza il Quantitative Easing al Pil mancherebbero 0,7 punti il prossimo anno, una simulazione quella dell'Istat che la dice lunga sull'impulso arrivato da Francoforte. Ma, tiene a precisare Alleva, «non è solo merito di fattori esogeni», la ripresa degli investimenti, delle importazioni e della fiducia mostrano come anche sul territorio italiano qualcosa inizi a muoversi. La quota di famiglie in cui la donna è l'unica ad essere occupata «continua ad aumentare» e nel 2014 la percentuale raggiunge il 12,9%, pari a 2 milioni 428 mila nuclei. In molti casi la spinta a lavorare arriva da un padre, un marito o un partner che ha perso il posto. L'occupazione femminile ha fatto quindi alcuni passi in avanti, tuttavia per mettersi a pari con la media Ue mancano all'appello 2,5 milioni di unità (che diventano 3,5 milioni guardando al complesso degli occupati). L'età media degli occupati si alza. Di certo quello che in questi anni è venuto a mancare è l'apporto degli under35 (-148 mila nel 2014), mentre gli occupati salgono tra gli over55 (+320 mila), soprattutto a causa dell'innalzamento dell'età pensionabile. Le nuove generazioni, viste le difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro, spesso rinunciano, andando a ingrossare le fila degli scoraggiati, tanto che l'area allargata della disoccupazione conta quasi 7 milioni di persone. Se nel Centro Nord l'occupazione ha cominciato a risalire già nel 2014 non è stato così nell'Italia meridionale, dove lo scorso anno si sono bruciati 45 mila posti, quasi 600 mila dall'inizio della crisi.

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