Un’assemblea movimentata quella dell’Eni ieri. Nella sede dell’Eur del Cane a Sei zampe i soci hanno dato il via libera al bilancio chiuso con un utile netto pari a 1,29 miliardi di euro e alla distribuzione del dividendo di 1,12 euro per azione, di cui 0,56 cents distribuiti in acconto. Allo Stato arriverà un maxi assegno da 1,2 miliardi di euro: circa 1,04 miliardi di euro per Cdp e 176,5 milioni per il ministero dell'Economia. Ma la scena ai vertici dell’azienda petrolifera è stata rubata da Beppe Grillo, leader del M5s che ha con la delega di due piccoli azionisti ha puntato il dito contro la gestione. «Abbiamo un sospetto, o per meglio dire una certezza. Il sospetto è che dietro ad una gestione così scellerata di un'azienda pubblica strategica ci sia la volontà di svincolare Eni da qualsiasi controllo pubblico e di gettarla in pasto ai privati. Il pretesto è sempre la maggiore efficienza dei privati». Grillo ha poi messo sotto accusa il sistema politico internazionale dei Paesi in cui Eni depreda e impoverisce. È la cosa più vergognosa, approfitta della miseria». Un attacco che l’ad Descalzi ha rinviato al mittente: «Ci siamo fatti riconoscere e accettare nei paesi in cui siamo presenti» con gli investimenti a livello locale. «È quello che caratterizza Eni dai tempi di Mattei. Quello che ha permesso ad Eni di essere accettata senza avere alla spalle gli Usa, il Regno Unito o la Francia. Il nostro modello è proprio l'opposto di deprediamo. Lo dice solo chi non conosce la nostra società. Non lo dico con aggressività ma con passione».
Ciclone Grillo sul Cane a Sei Zampe
L’assemblea Eni approva i conti. Il comico: "L’azienda depreda i Paesi in cui opera". L’ad Descalzi: "Falso"
