Economia

Padoan convince Bruxelles Il nodo pensioni sarà sciolto

Governo a caccia di una soluzione a prova di ricorsi

Il ministro Padoan ha ottenuto da Bruxelles più tempo per risolvere il problema degli arretrati delle pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Ieri il responsabile dell’Economia ha incontrato il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem dal quale ha avuto la rassicurazione che il buco aperto dalla sentenza nei conti pubblici non sarà preso in considerazione nell’analisi del piano di riforme del governo Renzi che la Commissione europea presenterà la prossima settimana. Il caos pensioni, insomma, potrebbe non incidere sulla pagella europea, anche se qualche riferimento potrebbe esserci. Dijsselbloem ha espresso fiducia nella capacità del governo di risolvere il caso pensioni. Un segnale che stempera un po’ la tensione accumulata nell'ultima settimana a Palazzo Chigi, alle prese con il potenziale buco tra i 14 e 16 miliardi (19 al lordo delle tasse) che si aprirebbe se si scegliesse la via di rimborsare in toto il mancato adeguamento delle pensioni deciso a fine 2011 e bocciato dalla Consulta. Non solo. Ai 16 miliardi il governo dovrebbe aggiungere i 10 che servono a evitare l’aumento dell’Iva e delle accise nel 2016. Insomma una manovra da circa 30 miliardi. Il governo però ha già accantonato l’ipotesi di ridare tutto a tutti, nonostante il pressing di opposizioni e sindacati. A prevalere sarebbe invece l'opzione di porre dei limiti ai rimborsi, se si vuole mantenere l'impegno, ribadito anche ieri dal ministero dell'Economia, di rispettare i termini della sentenza ma «minimizzando» l'impatto sulla finanza pubblica e «nel rispetto degli obblighi imposti dalle regole Ue». Quello di non sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, in primis - che rispetto alle previsioni del Def, consentirebbe un margine di manovra di 7-8 miliardi - ma anche di procedere con l'aggiustamento strutturale e con il calo del debito. La Commissione in ogni caso, non ha dato al governo una «scadenza» per comunicare su come intende risolvere il problema. E se è possibile che Padoan approfitti della trasferta a Bruxelles di inizio settimana per Ecofin ed Eurogruppo per avviare scambi informali con i suoi colleghi e con i commissari, non dovrebbe arrivare alcuna comunicazione ufficiale sul tema pensioni. Anche perchè il provvedimento con cui rimediare al pasticcio provocato dalla sentenza dovrebbe arrivare dopo la tornata elettorale (quindi all'inizio di giugno). In questo modo, tra l'altro, l'esecutivo - che martedì prossimo si presenterà intanto per la prima volta in Parlamento a riferire sul tema - avrà più tempo per studiare da un punto di vista giuridico la soluzione. La preoccupazione principale è di incappare in una nuova sentenza di bocciatura. Gli approfondimenti tecnici, starebbero scandagliando tutte le pronunce delle supreme corti - non solo la Consulta, ma anche la Cassazione - per esaminare tutti i precedenti in materia e capire quale può essere la soluzione che ha maggiori chance di reggere dal punto di vista giuridico. La priorità è quindi mettere a punto una norma inattaccabile e poi trovare le risorse necessarie. Fermo restando che soldi per tutti difficilmente si troveranno. Più prudente sarebbe una rateizzazione del risarcimento, visto che anche secondo alcuni giuristi la scelta di escludere alcuni per motivi di tenuta economica potrebbe prestare il fianco a ricorsi e persino a un nuovo rinvio alla Consulta.

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