Il problema della sentenza della Consulta sul blocco delle pensioni arriva sul tavolo di Bruxelles. La Commissione europea ieri ha mandato un messaggio molto chiaro al governo: «Ogni cambiamento fiscale al Def (il documento di economia e finanza), deve essere compensato». Questo vuol dire che la voragine da circa 13 miliardi che si è aperta nei conti pubblici per effetto dello sblocco della perequazione, va colmata in qualche modo. Questo nuovo onere non è stato considerato nelle previsioni sull’andamento dell’economia che la Commissione divulgherà oggi ma non vuol dire che Bruxelles è disposta a chiudere un occhio. Seguiremo con attenzione «come verrà applicata la sentenza» hanno detto dalla Commissione. Il governo al momento non ha ancora deciso come affrontare il problema. Una delle ipotesi al vaglio è di escludere dal rimborso gli assegni più alti. La questione potrebbe rientrare nella legge di Stabilità insieme all’altro tema caldo della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva e delle accise. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che però ha chiesto tempo per fare i necessari approfondimenti. Poletti ha però escluso che per coprire il buco nei conti si vada ad una patrimoniale o comunque ad un aumento delle tasse. Il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, lascia intravedere un’altra soluzione, l’allineamento tra le pensioni alte e i contributi. Ovvero il ricalcolo in base al sistema contributivo. «Qualunque sarà la scelta del governo sarà ispirata a due principi: tenuta dei conti ed equità». Di certo «l'effetto riguarderà solo il deficit degli anni interessati, 2012 e 2013, e non intaccherà in alcun modo il deficit 2015», chiarisce Taddei. Diverso però è l'impatto sul debito pubblico, alla luce del previsto rialzo del disavanzo degli anni precedenti. «Il gioco di prestigio sull'inesistente bonus da 1,6 miliardi adesso diventa più complicato» tuona Brunetta di Forza Italia. E non finisce qui, perché a settembre andrà al vaglio della Consulta il ricorso contro il contributo di solidarietà deciso dal governo Letta. I magistrati dovranno rispondere a un ricorso di un gruppo di ex magistrati, docenti, ufficiali delle forze armate e dirigenti pubblici e privati contro il prelievo a carico di circa 50mila pensionati, che ricevono un assegno superiore a 14 volte il minimo (circa 91mila euro all'anno). Intanto Unimpresa ha calcolato in base ai dati dell’ultimo Def che la spesa previdenziale dal 2015 al 2019, crescerà di oltre 39 miliardi. Le uscite del bilancio pubblico per le pensioni e, più in generale, il welfare previste dal governo passeranno dai 328 miliardi del 2014 ai 338 miliardi del 2015 fino ai 367 miliardi del 2019. Secondo l'analisi di Unimpresa, la spending review non ha effetti tangibili sul bilancio della previdenza e dell'assistenza sociale italiana, voci che cresceranno costantemente nel quinquennio 2015-2019.
Pensioni nel mirino di Bruxelles: «Risolvete il buco nei conti»
Il governo cerca di 10 miliardi dopo la sentenza della Consulta
