Digerita l’acquisizione della Tercas, la cassa di risparmio di Teramo, la Banca Popolare di Bari ora vuole solo crescere con la sue gambe e nonostante le banche d’affari bussino alla sua porta per entrare nella compagine azionaria l’autonomia resta il valore da perseguire. «Non abbiamo altri acquisti in vista. La banca è assolutamente ben patrimonializzata e per ora stiamo alla finestra» spiega a Il Tempo il presidente della Bpb, Marco Jacobini, che ora ha come obiettivo prioritario quello di rimettere la Tercas a regime e irrobustire, attraverso il suo apporto, l’utile consolidato del gruppo. Insomma per ora non siete predatori e non avete paura di essere prede. «Per il nostro ruolo sul territorio l’indipendenza è una condizione essenziale. Solo così siamo liberi di decidere le nostre strategia di crescita senza pressioni. A differenza di altre realtà, infatti, non abbiamo soci istituzionali e fondi nella compagine sociale. Anzi, molte banche d’affari ci hanno chiesto l’ingresso ma abbiamo sempre chiuso la porta. Siamo iperpatrimonializzati con il Cet1 all’11,4% e le risorse che abbiamo oggi sono sovrabbondanti». Dunque per ora siete fermi. Niente alleanze in vista dopo il decreto Renzi per le Popolari? «La riforma ce l’aspettavamo. Non pensavamo di arrivarci così presto. Ci trasformiamo. Ma continuiamo a lavorare esattamente come prima». Già ma i soldi non bastano mai. E partner forti servono sempre. «Sì ma i nostri soci hanno sempre dimostrato di tenere alla banca mettendo mano al portafoglio quando necessario. L’acquisizione della Tercas l’abbiamo fatta con l’aumento di capitale del 2012 e del 2013. Abbiamo anche dovuto riaprire l’ultima tranche per consentirne la sottoscrizione anche ai soci che non erano riusciti a farla. Siamo arrivati alla ventottesima acquisizione dal 1998 e ce l’abbiamo sempre fatta con le nostre gambe». Shopping finito? «Mettiamo a punto quello che abbiamo. Poi valuteremo». Il progetto di medio termine? «Lavorare sulla Tercas per metterla a regime. La banca è stata ferma due anni per la mala gestio e altri due per il commissariamento. L’abbiamo rimessa in carreggiata e ora contiamo di farla marciare a pieno ritmo anche perché, nel frattempo, è rimasta un punto di riferimento importante dell’economia abruzzese. Il 19 aprile si tiene la vostra assemblea. Come vi presentate ai soci? «Illustreremo ai nostri azionisti buoni conti e soprattutto l’influenza dei primi tre mesi, da ottobre a dicembre dello scorso anno, della gestione della Cassa di Teramo sul bilancio consolidato». Come è andata? «L’utile che è arrivato dall’Abruzzo è stato pari a un milione. Ma l’effetto positivo è stato soprattutto contabilizzato nella crescita degli attivi passati complessivamente da 8,8 a 15 miliardi. Ora i profitti consolidati sono arrivati a 25 milioni di euro con un incremento del 24,5%» Il dividendo? «C’è. Ed è confermato a 0,10 euro per azione come lo scorso anno».
«Popolare Bari cresce da sola Nessuna alleanza all’orizzonte»
Il presidente Jacobini: «Ci trasformiamo ma il focus resta il territorio»
