La Commissione europea è pronta ad allentare i vincoli di austerità e a concedere per il 2016 un margine di deficit (1,6 miliardi circa come differenza tra il deficit programmato e quello tendenziale) ma è importante è che siano rispettati gli obiettivi di risanamento. All’incontro con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, al di là delle strette di mano e delle parole ottimistiche di circostanza, è stato molto chiaro su un punto: il Paese deve «proseguire con l'aggiustamento di bilancio». Quanto alle misure alternative per ridurre il deficit, la Ue ha indicato come prioritaria la «riduzione della spesa». Mentre Padoan si è affrettato a dire che il Def si muove nella direzione voluta dalla Ue e con la Commissione europea c’è «identità di vedute», Dombrovskis è stato più cauto. «Il Def è recente e dobbiamo ancora valutarlo nel dettaglio per offrire una risposta ufficiale che sarà presentata in mese prossimo. In quell'occasione daremo tutti i dettagli». Il riferimento è alla richiesta dell'Italia di sfruttare la clausola delle riforme strutturali per il 2016. Su questo punto il vicepresidente è stato altrettanto chiaro. Nessuno si faccia illusioni che Bruxelles chiuderà un occhio. «Non esiste una vera e propria clausola di flessibilità, ma si tratta di un elemento per aumentare gli investimenti o per facilitare le riforme strutturali». L'Italia deve fare i conti con «un debito molto alto, una produttività che cresce lentamente e troppi disoccupati». Maper la Commissione Ue sono «realistici» i nuovi target di crescita per il 2015 e il 2016 (rispettivamente 0,7% e 1,4%) inseriti nel Def. Padoan continua a vedere la fine della crisi dietro l’angolo. Anzi è convinto che «la crescita sarà via via più sostenuta». Ma l’ennesima smentita che la ripresa è dietro l’angolo viene ancora una volta dall’Istat e dalla Confindustria. L’istituto di statistica rileva che a febbraio la produzione industriale è cresciuta dello 0,6% rispetto al mese precedente mentre rispetto al 2014, ha avuto un calo dello 0,2%. E per marzo la situazione non dovrebbe migliorare. Confindustria stima un aumento rispetto a febbraio solo di un risicato 0,1%. Un andamento stentato che potrebbe continuare per tutto il primo trimestre per il quale è prevista una crescita dello 0,2% sugli ultimi quattro mesi del 2014. Intanto continuano le polemiche sui contenuti del Def. Unimpresa ha analizzato le tabelle del Documento di economia e finanza e ha calcolato che nei prossimi 5 anni ci sarà una stangata fiscale di oltre 100 miliardi di euro. Dal 2015 al 2019 le entrate tributarie dello Stato cresceranno costantemente e arriveranno fino agli 881 miliardi del 2019. Complessivamente nel prossimo quinquennio i contribuenti italiani dovranno versare nelle casse pubbliche 104,1 miliardi in più rispetto allo scorso anno (+13%). Sulle imposte dirette e indirette - principalmente Irpef, Ires e Iva - ci sarà una stretta da quasi 80 miliardi. E la pressione fiscale salirà oltre il 44%.
La Ue allenta la morsa ma vuole tagli alla spesa
Padoan ottimista: "Cresceremo sempre di più"
