Economia

Spagna batte Italia. Renzi parla, Madrid decide

Tajani: "Matteo spara successi smentiti dall’Istat, Rajoy è poco in Tv ma l’economia corre"

Mentre Renzi parla, annuncia e twitta, altrove si chiacchiera poco e si fanno i fatti. Così Paesi quali la Spagna e il Portogallo considerati fino a poco tempo fa la zavorra d’Europa hanno dimostrato di sapercela fare e anche a costo di duri sacrifici la loro economica mostra segnali di ripresa. È già noto come il «miracolo spagnolo» quello attuato da Rajoy celebrato perfino dal Financial Times che in un editoriale del vice-presidente di BlackRock ed ex governatore della banca centrale svizzera, Philipp Hildebrand, fa un confronto tra Spagna e Portogallo «tornate a crescere» e «Italia e Francia messe talmente male che nessun piano di quantitative easing riuscirebbe a risollevare». L'autore aggiunge che Roma e Parigi «devono ridurre le tasse che pesano sulle imprese, snellire la burocrazia e continuare a risanare i conti pubblici» e «non parlarne solamente, perchè non serve». Ed è questo il punto. «Renzi parla molto e fa poco, Mariano Rajoy parla poco e fa molto» afferma Antonio Tajani. Il vicepresidente del Parlamento europeo, fa notare che i dati economici spagnoli testimoniano «il buon governo di Mariano Rajoy e del Partido Popular». Riduzione del debito e della pressione fiscale, taglio della spesa pubblica, pagamento dei debiti pregressi alle imprese, aiuto alle piccole e medie imprese: un mix, spiega Tajani che sta facendo decollare l’economia spagnola mettendola «nelle condizioni di poter trarre i maggiori benefici dal contesto favorevole. Ovvero euro competitivo, prezzo del petrolio basso e quantitative easing deciso dalla Bce». Il vicepresidente mette l’accento su un fattore di competitività: l’Iva che in Spagna è al 18%, in Italia è al 21% e il Comune di Madrid paga le imprese a trenta giorni. Un divario che fa la differenza sui consumi. Non è un caso, dice Tajani, che la Spagna sia diventata il «secondo polo automobilistico in Europa». Eppure nonostante questi risultati Rajoy non ama i riflettori della comunicazione. L’anno scorso ha concesso solo tre interviste e quest’anno cinque. Tant’è lo accusano di parlare poco. Al contrario, incalza Tajani, «Renzi fa poco e parla tanto anche lanciando previsioni che vengono puntualmente smentite dall’Istat». Quanto alle riforme molte sono al palo, «come quella sulla pubblica amministrazione, quella della giustizia, quella fiscale». Insomma «tanta propaganda e pochi fatti». La crescita spagnola è contenuto in pochi dati. A marzo la disoccupazione in Spagna è scesa di 60.000 unità attestandosi a 4.450.000 persone con una riduzione, rispetto a febbraio, dell'1,3% su marzo 2014 del 7,2%. Mentre Rajoy, punta per il 2015 a una crescita verso il 3%, per Renzi sarà un miracolo far salire il Pil dello 0,6% dopo la caduta dell'1,9% dell'anno scorso. La spiegazione di questo divario va ricercata nel taglio delle tasse deciso da Rajoy e nel funzionamento farraginoso della nostra pubblica amministrazione. L'aliquota sugli utili delle società in Spagna è stata ridotta quasi del 20% e portata al 25% e scenderà ancora al 20% la nuova aliquota a regime per le imprese iberiche. Non solo. Renzi non è riuscito ancora a tagliare la spesa improduttiva e a snellire la pubblica amministrazione che rappresenta il vero ostacolo agli investimenti stranieri e italiani.

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