I Comuni sono già sul piede di guerra. Se verranno confermate le indiscrezioni della vigilia, il Def che oggi arriva in Consiglio dei ministri, conterrà un taglio ai trasferimenti pari a circa 3 miliardi. E i Comuni non avranno scelte: ridurre i servizi o aumentare le imposte. Renzi continua a dire che le tasse non aumenteranno ma non esclude che possano salire a livello locale. Un gioco che abbiamo già visto in passato ma che ora sarà più difficile realizzare. Le aliquote delle imposte locali sono state portate quasi ovunque al massimo tant’è che le città metropolitane, eredi delle vecchie Province, hanno già protestato perchè le imposte provinciali sono al top e hanno chiesto di mettere nuovi tributi. È il caso della tassa sui diritti aeroportuali, una sorta di una tantum sul biglietto aereo. Un’occasione ghiotta per i Comuni è la local tax che prevista per il 2016 dovrebbe unificare Imu, Tasi e addizionale comunale Irpef. Ma Castelli, esperto fiscale Anci, fa nostare che le aliquote sono quasi ovunque a livelli record e agire sulla casa sarebbe davvero un danno per il mercato. Cosa resta? L’ipotesi è di rincari di settori di gestione locale quali asili nido, parcheggi e mense. La sforbiciata agli enti locali potrebbe essere anche superiore a 3 miliardi. Il governo deve restituire 625 milioni ai Comuni come compensazione del deficit di gettito nato dal passaggio dalla vecchia Imu alla Tasi. Il decreto però è ancora in stand by. Pertanto nell’ottica del risparmio il governo potrebbe anche decidere di non dare questi soldi per il 2015 e per il 2016. Non solo. La scorsa legge di Stabilità ha previsto tagli per il 2015 ai Comuni pari a 1,2 miliardi, per 1 miliardo alle città metropolitane e 4 alle Regioni. Un giro di vite che si estenderà al 2016 e 2016 con minori fondi per 1 miliardo l’anno. Quindi eventuali nuovi tagli si andranno ad aggiungere a quelli già decisi. Comuni e Regioni dovranno per forza recuperare le risorse sottratte. Il Def che sarà presentato oggi dovrebbe però contenere solo gli obiettivi economici mentre le riforme saranno inserite nel Consiglio di venerdì. Il Documento di economia e finanza dovrebbe prevede per il 2015 una crescita dello 0,7-0,8% e un rapporto deficit/pil al 2,6%. Obiettivi ambiziosi considerato che nel primo trimestre il pil è cresciuto solo dello 0,1% e il deficit è al 3% del pil. Il governo punta ad utilizzare la clausola di flessibilità europea sulle riforme e ad ottenere dalla spending review circa 10 miliardi nel 2016. L'obiettivo prioritario è evitare l’aumento di Iva e accise per 16,8 miliardi. Infine, il pareggio di bilancio, previsto al 2017, potrebbe slittare ulteriormente di uno o due anni.
In arrivo nuove tasse locali
Alta tensione tra i Comuni e il governo. In vista tagli per tre miliardi
