Economia

Poletti fa il Cav: un milione di posti in più

Sindrome berlusconiana per il ministro. Ma ora nessuno contesta le cifre. Per adesso ci saranno solo occupati "licenziabili" nei prossimi 3 anni

Sarà che peggio di così i numeri dell’occupazione non potevano andare. E anche che le regole del Jobs Act hanno probabilmente motivato, in anticipo, le imprese a immettere nuova forza lavoro senza le remore del passato. Sta di fatto che i primi dati emersi dall’Istat sugli ingressi nel sistema produttivo con il segno più hanno rappresentato una tale iniezione di fiducia nel ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, da farlo assomigliare al Silvio Berlusconi della prima ora. Poletti ieri ha, infatti, ricordato che «l’obiettivo del governo con gli incentivi previsti dalla legge di stabilità è l’assunzione di 1 milione di lavoratori con contratto a tempo indeterminato».     IL CONTRATTO DI SILVIO Un’affermazione, quella di Poletti e del governo del quale fa parte, che ha un sapore vagamente berlusconiano. Come dimenticare infatti l’annuncio del Cavaliere della prima ora. Era l’8 maggio del 2001 quando Berlusconi si impegnò, siglando il Contratto con gli italiani, a creare 1,5 milioni di posti di lavoro. Una promessa quasi mantenuta. Complici il boom dei primi anni 2000, legato ai nuovi mestieri legati alla tecnologia e gli effetti della legge Biagi, i governi guidati dal leader di Forza Italia riuscirono a creare circa un milione di posti. Il ministro del welfare, Roberto Maroni spiegò sulla base dei dati Istat che «nei 5 anni del governo Berlusconi sono stati creati oltre 1 milione e mezzo di posti di lavoro al netto della stagionalità e questi nuovi posti di lavoro sono stati creati quasi tutti dalla piccola e media impresa e dall’impresa artigiana». Sulla base degli stessi dati tra il 2° trimestre 2001 e il 2° trimestre 2006, il numero di occupati aumentò di 1,066 milioni di unità. In termini percentuali il tasso di disoccupazione negli stessi anni scese dal 9,4% al 6,4%.     LE CRITICHE Nonostante i numeri però le critiche da sinistra non furono risparmiate. Morale: quando i numeri si danno dal centrodestra non sono mai veritieri. Così il fine sindacalista della Cgil, Guglielmo Epifani nel 2005 a margine dell’assemblea regionale dei delegati della Spi-Cgil disse «la promessa del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di un milione di nuovi posti di lavoro si potrebbe attuare in vent’anni». Gli economisti di sinistra motivarono la critica anche con i numeri. A parlare nel 2004 fu il Nens, centro studi fondato da Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco che spiegò che «il governo di centrodestra, come dimostrano i dati dell’Istat, ha creato dal 2001 ad oggi 278.000 posti di lavoro e non il milione promesso da Berlusconi». «Perché - si chiesero ancora i due esponenti del Pd - il presidente del Consiglio seguita ad affermare di aver creato un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro?». Domanda da girare a distanza di anni anche a Renzi e a Poletti.     LA CAUTELA Anche il ministo Poletti, però, forse memore delle esperienze passata ha frenato ieri il suo entusiamo sulle cifre dell’occupazione. Il milione di posti in più (stimato da Renzi nella legge di Stabilità ndr) «a me sembra un numerone. Spero che effettivamente questo dato si produca, i primi sintomi ci sono». L’obiettivo di 1 milione di nuovi posti, ha precisato Poletti, intervenendo ieri a Milano a un convegno organizzato da Confapi Industria, emerge dalla relazione tecnica della Legge di stabilità: «Quest’anno sono stati stanziati 1,9 miliardi di euro - ha spiegato - perché le persone verranno assunte durante tutto l’anno, mentre per il secondo e terzo anno la previsione di spesa è di 5 miliardi di euro all'anno. Calcolando il costo medio potremo arrivare fino a 1 milione di posti, che mi sembra un numerone, a me sembrano tante anche le centinaia di migliaia, ma i primi sintomi ci sono».     CAMBIO DI PROGRAMMA Già, con il JobsAct tutto sembra è possibile. Anche licenziare dopo tre anni senza nessun problema. Così i prossimi occupati a tempo indeterminato sono in realtà dei «precari a orologeria». Si potrà cantare vittoria insomma solo quando dalla flessibilità si potrà passare a una vera stabilizzazione. Fino ad allora i giovani saranno in un limbo. Sono lontani i tempi nei quali il ministro del Lavoro Cesare Salvi (Pd), in un’intervista contro Berlusconi diceva: «La ricetta neoliberista (del Cav ndr) non porterà a nuovi e veri posti di lavoro ma soltanto la riduzione dei diritti e delle protezioni sociali per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro». E ora?

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