La Cina e l'India hanno ormai consolidato il loro ruolo di Paesi "predatori", allontanando il ricordo di qualsiasi forma di colonizzazione occidentale. E le società italiane, quelle che hanno ancora un appeal e una prospettiva di crescita nel mercato globalizzato, sono diventate uno dei target preferiti. È il caso della Pirelli, oggetto dell'opa di ChemChina, e anche di Pininfarina, finita nel mirino dell'indiana Mahindra&Mahindra. La compagnia nasce nel 1945, commerciando acciaio con dei fornitori in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. M&M presto entra nella produzione di trattori agricoli e veicoli leggeri commerciali. Si espande poi in molti altri settori. La società si trasforma in un gruppo per il mercato indiano e d'oltreoceano con una presenza nel campo dei veicoli, strumenti agricoli, It (tramite la Tech Mahindra) e servizi finanziari correlati come lo sviluppo di infrastrutture. Dal 2005, M&M è il più grande produttore di Suv in India. Il gruppo ha manifestato nel tempo interessi per aziende automobilistiche occidentali come Jeep, Land Rover, Jaguar e Bertone, senza però finalizzare le operazioni. Ora l'affondo per Pininfarina. Nonostante tutto al momento non esistono accordi vincolanti di qualsiasi natura tra le parti che prefigurino un'operazione di acquisto da parte della società indiana. È quanto precisa Pincar - socio di controllo di Pininfarina - sottolineando che un'eventuale operazione di questo tipo "necessiterebbe oltre che dell'approvazione di Pincar srl, anche di quella di tutti i 13 gruppi bancari attualmente creditori pignoratizi delle azioni di Pininfarina spa. La nota arriva dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni che riguardavano proprio un imminente accordo sulla cessione di Pininfarina alla società indiana. Pincar Srl, su richiesta della Consob, precisa quindi che sin dalla prima ristrutturazione del debito avvenuta nel dicembre 2008, le azioni di Pininfarina Spa - possedute da Pincar Srl - sono state oggetto di pegno a favore degli istituti finanziatori che supportarono l'operazione. Inoltre, gli accordi sottoscritti prevedono tra l'altro l'eventuale cessione della partecipazione in Pininfarina Spa, anche nell'interesse di quest'ultima, come punto di arrivo del processo di ristrutturazione e la definitiva messa in sicurezza del gruppo sotto il profilo patrimoniale e finanziario. Da tempo Pincar Srl, in accordo con gli istituti finanziatori ha valutato diverse opzioni tutte volte al supporto e allo sviluppo del piano industriale di Pininfarina Spa. Tra cui un'eventuale cessione della sua quota azionaria. Gli interessi cinesi in Italia. Stesso approccio ma caratteristiche diverse per il capitalismo cinese e quello indiano. Quello di Pechino è ancora un capitalismo di Stato, forte di una capacità finanziaria enorme. La penetrazione in Italia in campo finanziario è appannaggio della Peoplès Bank of China: detiene il 2% di Eni ed Enel, oltre a quote in Telecom, Prysmian, Fca, Generali. Mediobanca e Terna. È cinese il 35% di Cdp Reti, società che possiede rispettivamente il 30% e il 29% di Snam e Terna. Shanghai Electric ha in portafoglio il 40% di Ansaldo Energia. Passando al piano più strettamente industriale, sono oltre 300 le società italiane a controllo cinese. Forte, in particolare, la passione per i marchi del lusso. Dal gruppo nautico Ferretti, controllato da Shig-Weichai, fino a Krizia, Roberta di Camerino, Miss Sixty. Nell'industria pesante, spicca la cessione di BredaMenariniBus a King Long. Gli interessi indiani in Italia. New Delhi esporta invece un capitalismo in cui i sono i grandi gruppi industriali privati a fare la voce grossa. Emblematica la storia imprenditoriale del magnate Lakshmi Mittal, attualmente il nono uomo più ricco del mondo, secondo più ricco dell'India, dell'Asia e del Regno Unito, con un patrimonio di 22 miliardi di dollari. La sua azienda, la ArcelorMittal, è un colosso industriale mondiale, leader nel settore dell'acciaio, nato dalla fusione di due tra le più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal Steel Company, avvenuta nel 2006. E ha mostrato interessi forti in Italia, per ora non sfociati in un impegno concreto, per Ilva e per Lucchini. L'azienda ha una produzione che arriva a 120 milioni di tonnellate complessive di acciaio ogni anno. Il suo fatturato supera i 58 miliardi di dollari e la compagnia fornisce ai proprietari utili netti per circa 5 miliardi e mezzo. Conta circa 320.000 dipendenti e la capitalizzazione di mercato è pari a circa 46 miliardi.
Pininfarina: "L'indiana Mahindra&Mahindra vuole comprarci"
Per il momento non esistono accordi vincolanti che prefigurino un'operazione di acquisto
